Scrivo oggi, 21 settembre 2007, le considerazioni su Fatima e su Santiago de Compostela e potrei aggiungere anche qualcosa sul santuario di Nostra Signora del Pilar di Saragozza. Avevo letto alcuni diari di viaggio di altri camperisti che lo scorso anno avevano fatto più o meno il nostro giro o visitato gli stessi luoghi. Parlavano del mercimonio della fede a Santiago (negozi, negozietti, bancarelle), degli schiamazzi dei “fedeli-ciclisti” al loro arrivo in piazza, dei pellegrini che dormivano sulle panche della cattedrale, della confusione poco mistica e sconveniente in quel luogo. Abbiamo seguito una parte del Cammino dal Passo di Roncisvalle (avevamo visto pellegrini già alla salita al passo in una fredda e nuvolosa giornata) fino a Burgos, visitando parecchie cittadine con cattedrali e monasteri, ma soprattutto luoghi di accoglienza per la notte. Abbiamo visto molta gente sola (soprattutto anziani), coppie, famiglie e molti giovani. Erano per lo più a piedi, ma anche in bicicletta, in moto e anche in camper. Li abbiamo visti quando la strada carrozzabile si avvicinava al “Camino”, o nelle aree di sosta dove anche noi ci fermavamo, come i ciclisti e i motociclisti. Ad un nostro commento:”ma quanti sono!” ci siamo sentiti rispondere da un ragazzo italiano: “a giugno eravamo molto di più!”. Ho già parlato delle vie nelle cittadine tutte segnalate dalla conchiglia e degli ostelli, e come si riconoscessero la sera i pellegrini che, lasciati i bagagli all’ostello giravano a piedi nudi con gli infradito o sandali (i piedi rossi e gonfi) per le vie a fare provviste o per visitare le chiese e i monasteri. Li abbiamo visti anche a Capo Finisterre, dove finisce storicamente il Cammino e dove una volta i pellegrini venivano a raccogliere la conchiglia di San Jaques a testimonianza del pellegrinaggio fatto. Sono almeno un’ottantina di chilometri ancora. Forse nel mese di agosto la confusione dei turisti, più che quella dei pellegrini, rende quei luoghi poco “sacri”, ma noi non abbiamo avuto quella impressione. Durante il Camino non abbiamo potuto che ammirare e chiederci cosa spinge la gente ad un’impresa del genere. Certo, la fede, ma sospetto che per alcuni sia diventato un po’ “di moda”, una sorta di trekking un po’ speciale, per persone speciali. Il clima era simile a quello che si respira nei rifugi di montagna, quando si raggiungono cime impegnative o lunghi percorsi difficoltosi: quello un po’ di superiorità nei confronti di chi magari ci è arrivato in funivia o in jeep, quello di sapere di appartenere ad una élite di persone che è in grado di affrontare quelle imprese. Come quando si scende a valle da montagne impegnative, con gli zaini, la piccozza, le racchette o magari i ramponi attaccati fuori dello zaino. Ti senti gli sguardi ammirati dei turisti “della domenica” e avanzi con passo baldanzoso anche se sei stanco morto! Cosa spingeva quel ragazzo a farlo due volte in un anno? Non lavora, non studia? Avrei voluto scambiare quattro chiacchiere con lui… Sì, sulla piazza, davanti alla cattedrale c’arano ragazzi, gioiosi, scherzosi, sdraiati per terra, a fianco ai loro zaini, ma è più che comprensibile! La piazza, poi, sembra invitarti a farlo: senza una panchina (solo poche sedute in pietra lungo la balaustra ai margini del palazzo di fronte), in leggera pendenza per rendere più comoda la vista della basilica e la postura, sia da seduti che da sdraiati. Alcuni ragazzi francesi avevano fatto solo gli ultimi 100 chilometri e più avanti c’era una compagnia di italiani (ma non abbiamo chiesto). Ho letto da più parti, e ci credo, che si dice che l’importante non è l’arrivo, ma farlo il Cammino. Ci posso credere: condividere con tante altre persone, di ogni nazione, giovani, anziani, sposati, studenti, professionisti, impiegati, che in quell’avventura lasciano tutto alle spalle e si sentono “parte” di qualcosa di grande, di unico, deve dare forti emozioni. Gli stessi luoghi attraversati, le abbazie, i monasteri e le stesse città hanno un’atmosfera quasi magica, sospesa, nel rispetto dei pellegrini e della fede. Noi turisti eravamo visti anche dagli abitanti quasi con fastidio, perché andavamo ad “inquinare” quell’atmosfera. Abbiamo sempre avuto il massimo rispetto dei luoghi e delle persone e abbiamo giusto fatto qualche scatto per testimoniare il fenomeno, ma non renderanno mai quell’atmosfera e quello spirito che trapelava dai visi dei pellegrini, dal loro modo caratteristico di camminare, dal loro vestire, e quell’aura di mistero che trapelava dalle porte socchiuse degli ostelli, dai luoghi sacri frequentati solo dai pellegrini e off-limits per i turisti. No, noi a Santiago abbiamo al massimo visto ingigantita quella gioia, quella soddisfazione e quella incredulità che conosciamo anche noi, quando (ormai anni fa) raggiungevamo cime che non avremmo mai creduto di poter raggiungere. Non c’erano baracchini o bancarelle di rivenditori di oggetti sacri o di souvenir, al massimo qualche negozio nel centro storico della città. Ma è un fenomeno quasi minore di quello presente in tutte le città d’arte. Molto diverso di quello che avevamo visto a Lourdes! Lì, pur vedendo la sofferenza delle persone malate, abbiamo visto il mercato, il profano, nulla di sacro o di mistico. Perfino i “fedeli” (o semplici turisti?) incolonnati per rendere omaggio alla grotta, scherzavano, ridevano e non avevano nessun rispetto per il luogo o per le persone (poche) che lì si recavano con un profondo senso di fede e di sofferenza. Tutta la città poi è un unico mercato: indecente!
A Fatima il fenomeno è stato un po’ diverso: non c’è la lunga marcia, non ci sono le lunghe giornate passate a percorrere chilometri e chilometri tra sofferenza, preghiera e venerazione. C’è solo la presenza nel luogo, con viaggi organizzati, e l’omaggio all’immagine della Madonna e alle tombe dei bimbi che nel 1917 videro l’apparizione. Anche lì abbiamo visto persone sofferenti come a Lourdes, penitenti che percorrevano in ginocchio di fronte a tutti gli altri fedeli il percorso predisposto con lastre di lucido marmo bianco, un ingente apparato di accoglienza, ben gestito direttamente dalla Chiesa (cosa che non appariva a Santiago: non mi ricordo di aver visto nemmeno un prete!). Ecco, lì eventualmente appare la speculazione della Chiesa sulla fede e sulla sofferenza. Tutta la città è stata costruita attorno al fenomeno e pullula di ostelli e ricoveri gestiti direttamente dalle varie congregazioni di ordini religiosi. Lì abbiamo visto decine e decine di pullman in sosta e altri che, di fronte alle varie “Case di accoglienza”, scaricavano numerosi fedeli con i loro bagagli. I vari negozi di souvenir religiosi vicino alla grande Chiesa, (all’ora della nostra visita erano già chiusi), per cui non conosciamo esattamente il fenomeno, sicuramente eclatante nei periodi di commemorazione che pare siano tutti i 13 del mese (in memoria delle ricorrenze delle visioni) e per una intera settimana che comprende il 13, da maggio ad ottobre.
A Saragozza, non sapevamo che Nuestra Senora del Pilar, seconda Cattedrale di Saragozza, fosse anche uno dei più famosi e frequentati Santuari di Spagna. Lo abbiamo scoperto solo quando ci siamo seduti sui gradoni della piazza (non ho detto che è su due livelli per il lungo e che forma una lunghissima seduta per ammirare le bellezze della piazza) leggendo la guida turistica. Non abbiamo visto pullman se non un paio che abbiamo attribuito a turisti (forse il parcheggio dei pullman era lontano), non abbiamo visto macchine (tutta la zona è pedonabile e sotto la grande piazza c’è un unico grande parcheggio sotterraneo). Ma soprattutto, al di là delle persone sedute ai tavolini e quelle che passeggiavano nella piazza, l’ingresso della Cattedrale, era deserto, tanto da farci credere che fosse chiusa per la solita ora/e di siesta. Poi, quando siamo entrati ci siamo accorti della numerosa frequenza, in un ampio spazio, tutto segmentato da cappelle, cori, diverse costruzioni interne che suddividono gli spazi, le panche e le presenze dei fedeli di fronte ai diversi altari. Molti fedeli accendevano candele davanti alla statua lignea della madonna e altri pregavano nella preziosa cappella nella navata centrale. Mi è sembrato un fenomeno molto più semplice e meno eclatante, forse sarà diverso nelle giornate di grandi ricorrenze dall’11 al 18 ottobre di ogni anno.
Finisco qui questo diario, anche se ci saranno sicuramente altri momenti di “vacanza” quest’anno. C’è il ponte dei Morti e quello di Sant’Ambrogio, chissà…
A Fatima il fenomeno è stato un po’ diverso: non c’è la lunga marcia, non ci sono le lunghe giornate passate a percorrere chilometri e chilometri tra sofferenza, preghiera e venerazione. C’è solo la presenza nel luogo, con viaggi organizzati, e l’omaggio all’immagine della Madonna e alle tombe dei bimbi che nel 1917 videro l’apparizione. Anche lì abbiamo visto persone sofferenti come a Lourdes, penitenti che percorrevano in ginocchio di fronte a tutti gli altri fedeli il percorso predisposto con lastre di lucido marmo bianco, un ingente apparato di accoglienza, ben gestito direttamente dalla Chiesa (cosa che non appariva a Santiago: non mi ricordo di aver visto nemmeno un prete!). Ecco, lì eventualmente appare la speculazione della Chiesa sulla fede e sulla sofferenza. Tutta la città è stata costruita attorno al fenomeno e pullula di ostelli e ricoveri gestiti direttamente dalle varie congregazioni di ordini religiosi. Lì abbiamo visto decine e decine di pullman in sosta e altri che, di fronte alle varie “Case di accoglienza”, scaricavano numerosi fedeli con i loro bagagli. I vari negozi di souvenir religiosi vicino alla grande Chiesa, (all’ora della nostra visita erano già chiusi), per cui non conosciamo esattamente il fenomeno, sicuramente eclatante nei periodi di commemorazione che pare siano tutti i 13 del mese (in memoria delle ricorrenze delle visioni) e per una intera settimana che comprende il 13, da maggio ad ottobre.
A Saragozza, non sapevamo che Nuestra Senora del Pilar, seconda Cattedrale di Saragozza, fosse anche uno dei più famosi e frequentati Santuari di Spagna. Lo abbiamo scoperto solo quando ci siamo seduti sui gradoni della piazza (non ho detto che è su due livelli per il lungo e che forma una lunghissima seduta per ammirare le bellezze della piazza) leggendo la guida turistica. Non abbiamo visto pullman se non un paio che abbiamo attribuito a turisti (forse il parcheggio dei pullman era lontano), non abbiamo visto macchine (tutta la zona è pedonabile e sotto la grande piazza c’è un unico grande parcheggio sotterraneo). Ma soprattutto, al di là delle persone sedute ai tavolini e quelle che passeggiavano nella piazza, l’ingresso della Cattedrale, era deserto, tanto da farci credere che fosse chiusa per la solita ora/e di siesta. Poi, quando siamo entrati ci siamo accorti della numerosa frequenza, in un ampio spazio, tutto segmentato da cappelle, cori, diverse costruzioni interne che suddividono gli spazi, le panche e le presenze dei fedeli di fronte ai diversi altari. Molti fedeli accendevano candele davanti alla statua lignea della madonna e altri pregavano nella preziosa cappella nella navata centrale. Mi è sembrato un fenomeno molto più semplice e meno eclatante, forse sarà diverso nelle giornate di grandi ricorrenze dall’11 al 18 ottobre di ogni anno.
Finisco qui questo diario, anche se ci saranno sicuramente altri momenti di “vacanza” quest’anno. C’è il ponte dei Morti e quello di Sant’Ambrogio, chissà…

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