sabato

3 sett.: Punta Extacta de Bares, A Coruna, Muxia e Cabo Fisterre

Questa mattina ci siamo svegliati non al canto del gallo, ma con lo stridire dei gabbiani e dei rumori dei pescatori che si apprestavano ad uscire per la pesca. Per fortuna erano già le 7,30, anche se fuori era ancora buio. Si sente molto il cambio di meridiano, alla mattina c’è luce tardi e ci si inganna pensando di svegliarci presto con la luce, lasciando le tendine aperte, mentre la sera non ci si accorge che è tardi perché il sole tramonta tardissimo.
Siamo partiti dal bel porticciolo ancora con il tempo brutto, ma, lontano, verso il mare in fondo al fiordo, un bagliore rossastro ci dava qualche speranza. Ci siamo diretti verso la punta più a nord della Spagna, proprio alla punta del fiordo, alla punta de Estacta de Bares, a circa 10 chilometri dal porticciolo.
Abbiamo percorso una strada solitaria (era ancora presto per gli spagnoli), ma appena arrivati al parcheggio vicino al faro sono arrivati subito due camper, prima un camper tedesco e poi uno spagnolo. E pensare che già eravamo permeati da uno spirito di avventura! Bello spettacolo, con un oceano molto mosso e molto ventoso. Il tempo sembra migliorare e si vedono chiazze di azzurro che ci fanno ben sperare, proprio oggi, giornata dedicata alla natura e alle spiagge e coste della Galizia.
Seguiamo la “strada costiera” si fa per dire, perché è all’interno, tra le montagne e boschi di abeti ed eucalipti e per andare al mare occorre trovare qualche strada che le superi per raggiungere dei paesini costieri. Troviamo comunque diversi luoghi vicino al mare, molto spettacolari, dove i fiumi, numerosi qui in Galizia, cercano il loro sfogo verso il mare. E allora si formano fiordi, lagune, distese di sabbia melmosa con la bassa marea, e, lontano il mare con le scogliere, isole, cittadine. Bello!
Peccato che le riprese video erano molto difficili perché la strada era sempre costeggiata da una vegetazione folta, anche verso il mare e le belle viste scorrevano sotto i nostri occhi tra un albero e l’altro. Oppure improvvisamente si aprivano degli scorci splendidi, ma appena presa la telecamera, ecco di nuovo la vegetazione a nascondere lo spettacolo. E neanche parlarne di fermarsi: le strade sono strettissime e senza alcuna piazzola!
Qui in Galizia abbiamo visto, vicino alle case numerosissime strane piccole costruzioni in legno o pietra, su palafitte a fungo (ce ne sono anche in Val d’Aosta) che poi abbiamo scoperto essere granai. Sono praticamente il simbolo della Galizia, dopo la conchiglia di Saint Jacques.
Siamo arrivati così, tra belle strade ben tenute, ma sempre un sali e scendi, alla capitale della Galizia: A Coruna. Con il navigatore abbiamo potuto percorrere senza intoppi tutto il bellissimo lungomare est, fiancheggiato da bei palazzi ricoperti dalle caratteristiche verande bianche, fino alla Torre di Ercole, fatta costruire da Traiano, alta 140 metri.
Abbiamo trovato parcheggio proprio sotto la torre senza difficoltà e siamo saliti fino in cima. La torre si trova alla punta estrema di una
penisola dove si sviluppa la città e la vista sulla costa, sulla città e sull’oceano è davvero splendida, come splendida è diventata la giornata. Dall’alto, oltre che una bellissima Rosa dei venti (che indica a ovest la Costa della morte!), vediamo che proprio sotto il parcheggio si apre una stretta insenatura che finisce con un spiaggetta dorata, frequentata da alcuni bagnanti e da alcuni bambini.
Voglio scenderci e calpestare la soffice sabbia. Ci spostiamo di poco e, su un altro parcheggio di fronte all’oceano e vicino all’acquario, pranziamo: sono le 14,30 e Giuseppe non vorrebbe nemmeno mangiare per continuare il viaggio!
Torniamo seguendo il lungomare ovest che è dotato di una
splendida lunga spiaggia dorata, poco frequentata, malgrado la temperatura mite e la giornata splendida. Troviamo invece un inaspettato traffico tra strade in salita e contraddittorie indicazioni del navigatore. Alla fine arriviamo a Carnon, prima delle spiagge della “Costa della morte” così chiamata per i numerosi naufragi contro la sua frastagliata costa battuta da un vento incredibile. Malgrado le mie sollecitazioni di fare gasolio in città, Giuseppe dice di essere a corto di gasolio proprio all’inizio di una strada che toccherà paesini minuscoli, sicuramente privi di distributori. Dobbiamo fare una variante verso l’interno per circa 9 chilometri e così tagliamo un pezzo di costa. La riprendiamo, ma Giuseppe è agitato, la strada (ora meno bella) è tutta un saliscendi con pendenze molto forti, e teme di mettere troppo sotto sforzo il camper. Vediamo lungo la strada qualche paesino con piccoli porticcioli ed infine arriviamo ad un capo: Muxia.
E’ famoso per un santuario fatto erigere in onore della Vergine della Barca, proprio sulle rocce a picco sull’oceano. Sul capo non si riesce quasi a stare in piedi per il fortissimo vento!
Arriviamo che ci sono i festeggiamenti per il 50° anniversario del riconoscimento della Santa Vergine della Barca. La chiesa, parata a festa, ed è gremita di gente, ci sono le funzioni religiose e noi entriamo in un angolino in fondo: quel tanto che basta per vedere la chiesa e tutte le barche appese al soffitto e sui muri.
Poi vediamo che alcuni spagnoli fanno uno strano gioco: passano gattoni sotto una roccia cava, escono dall’altra parte e rifanno il giro. Ci spiegano che occorre farlo per 9 volte perché la Madonna ti faccia la grazia di farti andar via il mal di schiena. Sto al gioco e faccio anch’io un giro (non si sa mai!) ma all’uscita dall’incavo del sasso ho più male di prima! Il vento su quelle rocce arrotondate dalla forza dell’oceano, è incredibile, quasi ti fa cadere. Più in su c’è una stele di pietra a ricordo del disastro ambientale del 2003 provocato dall’affondamento di una petroliera.
Puntiamo su Capo Finisterre su una strada un po’ meno saliscendi. Ci arriviamo che purtroppo il museo fotografico sta chiudendo, sono già le 20, ma il sole è ancora alto all’orizzonte.
Pensavo di vedere da qui il tramonto del sole in mare, e di poter trovare un posto tranquillo per passare la notte, ma è tardi e lì non c’è posto per parcheggiare il camper (a parte il forte vento che disturberebbe non poco il riposo!).
Ci fermiamo per alcuni minuti ad ammirare il bel panorama e l’immensità dell’Oceano, con un peschereccio che torna lentamente al porto, dopo una giornata di lavoro.
Nel salire al faro dal paese di Corcubion, avevamo visto numerose persone che ci andavano a piedi (in salita e per 7/8 chilometri). Poi abbiamo realizzato che sono quei pellegrini – si riconoscono tra mille – che terminano qui il loro pellegrinaggio, dopo aver lasciato all’ultimo ostello i loro sacchi e i loro scarponi. In cima infatti troneggia la croce del pellegrino che è presente per tutto il Camino e c’è un paracarro con la conchiglia e l’indicazione del chilometro 0,00.
Ritorniamo, dopo aver acquistato alcuni souvenirs, e, dopo una decina di chilometri, siamo ancora a Corcubion e decidiamo di fermarci per la notte sul molo del porto, dove poco dopo ci raggiunge un camper con una coppia di tedeschi. Si affiancano a noi e ci riparano un po’ dal vento. Li abbiamo anche aiutati con un bancale a sistemare qualcosa sul loro tetto che si muoveva con il fortissimo vento. Sembrava di essere sotto zero, ma invece c’erano all’esterno 18 gradi e dentro il camper 24.
Oggi abbiamo percorso 416 chilometri in camper e quasi nulla a piedi.

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