Cantabrica, nuovissima, ma che non ci permette di vedere i paesini e i meravigliosi scorci verso il mare.Ma ci passa anche la voglia, sempre per il brutto tempo. Così la famosa Costa Verde ci scorre parallela al di là di conformazioni montuose su una strada sempre a sali-scendi. Ogni tanto, quando qualche fiume cerca lo spazio per raggiungere il mare si hanno bellissimi paesaggi quasi lagunari, ma tra una vegetazione rigogliosa e tra contrafforti rocciosi, dove, lontano, si intravede il mare. Proprio dove i fiumi raggiungono faticosamente il mare, si formano lunghe e larghe spiagge dorate che con la bassa marea rimangono bagnate per decine e decine di metri.
Decidiamo di visitare un’altra grotta con pitture preistoriche, questa volta proprio una grotta vera. La troviamo lungo la strada, tra l’autopista e il mare, ma occorre salire prima in cima alla montagna che ci separa dalla costa e poi scendere fino al livello del mare ove è ubicata la grotta
Cueva del Pindal. Ce ne sono molte in questa zona, certamente meno spettacolari di quelle di Altamira, ma comunque la visita è stata interessante. La grotta si estende per alcune centinaia di metri in piano, pochi metri sopra il livello dell’oceano ed è stata scavata da un fiume, ora in secca, ma qualche volta d’inverno ancora ci scorre l’acqua. Proprio nella zona più buia, a circa 300 metri dall’ingresso, ci sono le pitture sui muri. E’ la stessa tecnica di quelle di Altamira, anche se risalgono a qualche millennio prima. Sono infatti datate verso 20 /23 mila anni a.C. Sono rappresentati un po’ sbiaditi dall’umidità, una cerva, un cavallo, due bisonti, dei segni astratti e anche un mammut. Uno dei due che compaiono nelle grotte lungo la costa Cantabrica. Anche in questa grotta c’è il numero chiuso, non più di 150 persone al giorno e gruppi distanziati di un’ora di non più di 20 persone. Ma ora siamo fuori stagione e siamo solo in 5 persone. All’uscita della visita guidata (questa volta abbiamo azzeccato al minuto l’orario), ci siamo inerpicati per la costa tra eucalipti e felci (un’umidità pazzesca!) per raggiungere i resti di un monastero. Nulla di particolare, se non il
luogo quasi inaccessibile. Approfittiamo del parcheggio un po’ rustico delle grotte per pranzare. Nel frattempo iniziano ad arrivare anche i turisti Spagnoli, (è domenica) con i soliti loro orari!La guida consiglia a Villaviciosa la gita lungo il fiordo fino a Tazones, piccolo paesino di pescatori in fondo al fiordo. Percorriamo la strada che costeggia il fiume, con le aree lagunari in secca (ci deve essere la bassa marea e il fiume è scavato e segnato per poterlo percorrere con le barche e i pescherecci). Vediamo alcuni porticcioli con le barche coricate su un fianco, in attesa dell’alta marea, e altri porticcioli, scavati e ricavati in anse con moli in muratura che ne trattengono le acque. Arriviamo al paesino di Tazones, ma non riusciamo nemmeno a scendere dal camper. E’ domenica e l’unico parcheggio all’inizio del paese (deve essere davvero minuscolo tra contrafforti rocciosi altissimi!) è completamente pieno. Lungo la strada di ritorno cerchiamo qualche area per parcheggiare, ma si
mette a piovere, quindi decidiamo di tornare. Ci attende la visita a 7 Km all’interno, di una chiesa preromanica El Conventin dell’alto medioevo (IIX/X sec.) a tre navate, con tetto a capanna. La strada è bella, come tutte le strade qui in Spagna, ma sempre un su e giù.Sempre per la lunga siesta spagnola, sbagliamo gli orari e non vogliamo attendere per più di un’ora l’apertura della chiesa. Ci accontentiamo di visitare il vicino monastero e di fotografarla dall’esterno. Peccato, in un solo giorno due mete andate in fumo e in chilometri e tempo perso!
Proseguiamo per la nuovissima autostrada che si interrompe ogni tanto per brevissimi tratti. Poi
lasciamo l’autostrada che porte alla A Coruna per seguire le coste frastagliate della Galizia che sicuramente doneranno (domani speriamo in un tempo migliore) spettacoli mozzafiato, così come descritto nelle guide e nei diari di viaggio di altri camperisti che hanno fatto la stessa strada. Proprio seguendo uno di questi diari, seguiamo l’indicazione di un luogo per pernottare: il porto di un piccolo paesino alla fine di un fiordo: Porto De Pesquiero. Giuseppe è un po’ preoccupato perché non si fida troppo e vorrebbe andare in un campeggio che abbiamo passato una trentina di chilometri prima. Ma la scelta si rivela positiva: alla fine di una ripida stradina arriviamo a un porticciolo con poche case, alcune barche e vediamo su un molo parcheggiato un altro camper di tedeschi. Ci mettiamo lungo il molo
davanti a loro, in un posto veramente pittoresco e tranquillo.Unico rumore lo sciabordio del mare sotto le finestre. Vado all’unico bar-ristorantino del paesino e ordino calamari fritti e polipo con contorno di peperoni verdi. Ottimo, ci voleva proprio dopo una settimana di prosciutto, mozzarella, uova sode e insalata di riso! Si sono accese le luci rosse e verdi dell’imboccatura del porticciolo e ho fatto qualche foto e qualche ripresa. Credo che qui dormiremo proprio tranquilli, cullati dal rumore del mare.
Oggi abbiamo percorso 438 chilometri in camper e abbiamo fatto una bella camminata nel bosco di eucalipti per raggiungere i resti del Monastero.

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