sabato

10 sett.: visita a Lisbona in moto, prima giornata

Ieri avevamo parlato di dormire separati, Giuseppe dorme male sul letto e proponeva di dormire sul divano. Poi è crollato prima di me e se ne è andato a letto. Però dice di dormire male, troppo stretto e il materasso è scomodo. Ho provato a non muovermi e a non usare il cuscino tra le ginocchia, ma mi sono svegliata con un forte male alle anche. Ormai devo dormire sempre con il cuscino tra le ginocchia o sotto le ginocchia se dormo supina. Che scocciatura! Questa mattina Giuseppe ha preparato la moto che avevamo tirato giù dal portamoto prima di posizionarci sulla piazzola. Ci prepariamo e ci facciamo indicare un centro commerciale dove acquistare dei mini DVD per la videocamera perché sono finiti. Guardando la piantina di Lisbona non riusciamo a capire come andare in centro tra il sistema di viabilità costituito da autostrade e superstrade. Monsanto, dove è situato il campeggio, è una vasta collina boscosa al centro della città. Tutto intorno quartieri nuovi a nord e quelli vecchi a sud e occidente, lungo la foce del Rio Tejo. Grazie alle precise istruzioni e ad una piccola mappa fattaci dal custode, raggiungiamo con due diverse autostrade, il centro commerciale (molto bello, immenso, ma inserito tra lo stadio e la città, in un quartiere residenziale, e senza alcun parcheggio esterno) e troviamo quel che ci serve ad un prezzo simile a quello nostro. Poi riprendiamo l’autostrada per un breve pezzo e usciamo per il centro città. Percorriamo larghi viali alberati con palazzi moderni di abitazione e uffici, La strada è a quattro corsie e agli incroci ci sono i sottopassi. Il traffico è sostenuto, ma scorrevole, anzi, molto veloce. Percorriamo così in breve tempo la decina di chilometri di città, fino a Piazza Dom Pedro V°, nel quartiere di Rossio. Il quartiere, situato tra due colline laterali, e con a sud il fiume, è stato tutto ricostruito dopo il terremoto del 1775 con vie parallele chiuse a monte e a valle, tutte pedonabili e suddivise, almeno all’origine (ora lo ricordano solo i nomi delle vie), per tipologia di commercianti o artigiani. Prima però percorriamo verso nord la piazza per andare a vedere la stazione ed il teatro.
La pavimentazione, originaria a masselli bianchi e neri (calcare e basalto), ha un disegno ondulato che dà un’illusione ottica di costoloni e avvallamenti, che mi disturbano, e fatico a camminare leggendo la guida. La coda dell’occhio, mi fa sbandare a destra e a sinistra. Anche senza leggere, evito di guardare a terra, ma la piazza è immensa e non si può evitare di guardare avanti.
Andiamo per le viuzze di Baixia fino alla Plaza do Commercio, grande piazza affacciata da un lato al fiume e gli altri tre circondati da eleganti edifici realizzati da Filippo Terzo per la sua residenza, dopo il terremoto.
Ora ospitano ministeri e uffici pubblici. Ritorniamo per le vie degli artigiani e ammiriamo i tipici piccoli storici “carris” i tram gialli, che salgono e scendono le strettissime e tortuose vie laterali in salita e in discesa con grande disinvoltura. Le fermate sono lunghe perché prima di salire si paga il biglietto direttamente al manovratore.
Qui non ci sono “portoghesi”! Visitiamo altre due chiese, una casa a bugnato molto elegante e la cattedrale. Torniamo verso l’”Elevador”do Carmo che avevamo lasciato prima per la lunga coda, ma prima ci fermiamo in uno dei localini lungo le stradine pedonali del quartiere. Calamari fritti e gamberi fritti, pomodori, insalata, patatine fritte, coca cola e birra, 2 caffè, il tutto per 30 euro. Anche all’Elevador c’è il problema del pagamento al manovratore (2,60 euro a testa) con i turisti che non hanno letto prima i cartelli o sono inglesi e con l’euro non ci azzeccano proprio! L’elevador è un’ardita costruzione in ferro, con decorazioni di stile gotico fiammeggiante, inaugurata nel 1902 che all’inizio funzionava a vapore. Fu realizzata da un allievo di Eiffel.
Da lassù, ove è situato un caffè, la vista sulla città è splendida e la foce del fiume è talmente ampia da sembrare mare. L’Elevador ti porta proprio ai resti della grande chiesa gotica del Carmo.
Il cui soffitto crollò col terremoto e non fu mai più ricostruito. Rimangono intatti la facciata, il coro e alcuni archi, ora inglobati nel Museo archeologico.
Saliamo fino a Sao Roque, dai bellissimi antichi azulejo policromi.
Le cappelle sono ricoperte interamente di talha dorata, e c’è una cappella fatta realizzare a Roma nel 1742 da Nicola Salvi e Carlo Vanvitelli, con marmi policromi e pietre preziose. Le tre raffigurazioni di Giovanni Battista sono mosaici, ma se non lo dicesse la guida, nessuno se ne accorgerebbe, per la perfezione e la minutezza delle tessere. Sembrano proprio dipinti.
Scendiamo poi per la via più elegante della città, dove a un tavolino di un caffè storico, frequentato una volta da artisti e letterati, troviamo la statua dello scrittore Fernando Pessoa. Obbligatorio sedersi al suo tavolino e scambiare quattro chiacchiere, bevendo un buon caffé!
Riprendiamo la moto per raggiungere il monastero di Sao Vicente de Fora e la chiesa di Santa Giusta. Arranchiamo con la moto per strette vie occupate dai binari dei tramvai, ma le due visite non si fanno perché è lunedì. In compenso raggiungiamo un bellissimo mirador, dall’altra parte della città, rispetto all’Elevador, da dove la vista spazia fino al mare e all’ardito ponte sul fiume.
Tra le strettissime e pendentissime vie dove passiamo, (ci passano anche il tram!) ci domandiamo come facciano i lisbonesi (o come diavolo si chiamano) a parcheggiare le loro auto con tanta precisione in ogni spazio possibile ed immaginabile! Passiamo davanti ad una scuola e le voci sonore dei bimbi mi fanno pensare che anche per Lucrezia e Sibilla oggi è il primo giorno di scuola…. Decidiamo di andare a Belém e con la moto scendiamo le ripide strade seguendo le rotaie del tram e poi seguiamo la strada lungo il fiume.
Ma anche a Belém il lunedì è tutto chiuso e possiamo solo vedere dal di fuori il meraviglioso monastero Dos Jeronimos. Lungo 300 metri, austero, ma ingentilito dalle decorazioni alle finestre e dai bei portali in stile manuelino. Una decorazione a foggia di fune corre lungo tutto il monastero a dividere il primo dal secondo piano.
Rinviamo la visita a domani, come alla Torre di Belèm e ci dirigiamo verso il Padrao do Descoprimiento.
E’ un monumento a forma di prua di una nave, sul fiume, alto 40 metri con raffigurazioni che vogliono ricordare che da quel punto partirono tutte le spedizioni dei Cavalieri di Cristo (quelli che sostituirono l’Ordine dei Templari), e davanti a tutti sta Vasco de Gama che porta una Caravella.
Di fronte al monumento una Rosa dei venti con la raffigurazione del mondo con tutte le scoperte e i viaggi dei navigatori portoghesi nel mondo. E’ veramente impressionante. La visualizzazione delle caravelle, delle terre e le relative date (che vanno circa dal 1430 al 1530) dimostrano che i naviganti Portoghesi in un solo secolo avevano scoperto tutti i continenti e tutti i paesi, salvo l’Australia.
Torniamo velocemente in campeggio con le autostrade e facciamo il pesce che avevo scongelato con il fornetto. Ma salta una lampada che va in corto e quasi prende fuoco il camper (ci sarà una relazione con il fornetto?) comunque il pesce è ottimo e, dopo una bella doccia, ecco finito anche il mio lavoro di oggi. Ora locale 23,07. Giuseppe dorme da un po’. Lo capisco, la tensione della giuda in moto in una città come Lisbona è alta e la stanchezza lo coglie sempre prima di me.
Non so quanti chilometri di strada e quanti gradini e quante salite abbiamo fatto oggi, ma sicuramente sono tanti, ma piacevoli, e la stanchezza non pesa più di tanto.

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