Lasciamo un po’ a malincuore il bel campeggio di Lisbona che avrebbe dovuto essere vissuto di più, vista la comodità e i servizi. Questa notte ha piovuto, c’è stato un vero temporale. Ma questa mattina, anche con un grigiore diffuso, la giornata non è bruttissima.
Ci mettiamo in viaggio e, grazie al navigatore, arriviamo velocemente sul ponte XXV Aprìl, di ferro e cemento, che attraversa il Tago, poco prima che sfoci nell’oceano, nel punto più stretto dell’estuario. E’ lungo circa 2 chilometri ed è alto 70 metri (come quello di Porto).
Ci avviamo verso l’interno alla volta di Madrid che contiamo di raggiungere in due giorni. Dipende dalle strade: la cartina che ho (sempre quella di 10 anni fa) non segna autostrade, ma sono convinta che ci siano. Oggi abbiamo visitato sul percorso prima Evora e poi Mérida, per arrivare ad un campeggio a 40 chilometri oltre Mérida, bello, con l’erbetta verde, isolato nella campagna, accanto ad un hotel, a Conquista del Guardiana.
Evora colpisce già al primo impatto per le lunghe mura merlate che la circondano. Poi si passa sotto un lungo acquedotto romano che entra in città e, entrati da una delle porte, è tutto un dedalo di viuzze di pietra, con affacciate case di non più di due piani, tutte bianche con contorni, decorazioni, infissi, tutti uguali dello stesso colore giallo ocra. Armeggiamo un po’ con una modernissima macchinetta per avere i francobolli per le cartoline e poi entriamo nella piazza principale dove troneggiano i resti di un tempio romano di stile corinzio.
Su un alto basamento rimangono un lato corto di colonne e, parzialmente, quelle dei due lati lunghi. Rimangono tratti delle belle architravi ornate.
Vicino c’è la chiesa di S. Joao Evangelista del XV secolo. All’esterno si presenta semplice, con un portale gotico abbassato, ma l’interno, a una sola navata, meraviglia per la luminosità conferitagli dalle pareti interamente ricoperte da azulejo.
Le figure e le decorazioni partono da terra ed arrivano al soffitto bianchissimo, inserendosi negli archi acuti a costoloni gotici di pietra grigia. E’ molto bella ed elegante. Peccato non si possa fotografare, ma ho comperato un paio di cartoline. Poi visitiamo la cattedrale, il più antico monumento medioevale del Portogallo.
Sembra una fortezza con due torri, di cui quella campanaria tronca e con i merli e l’altra chiusa e con solo poche finestre ogivali, con una cuspide di maioliche azzurre. Solo il portale gotico riesce a dare un tocco di grazia e di cristianità all’edificio.
L’interno è austero e sembra un gotico pisano con tutte le linee orizzontali che delineano pareti, architravi, colonne. Il chiostro, severo, è in massiccio stile gotico.
Riprendiamo il viaggio e mangiamo su un’area di sosta dell’autostrada (ancora in Portogallo) desolatamente vuota, come del resto l’autostrada stessa. Sarà perché sono così care? Ma non mi sembra che nella strada nazionale che ogni tanto si affianca ci sia traffico, anzi, non c’è nessuno. E pensare che quella che percorriamo è la direttrice Lisbona-Madrid. Avevamo trovato sì un po’ di traffico in entrata a Lisbona, ma poi il vuoto! C’è pericolo di addormentarsi. Infatti io, dopo mangiato, mi faccio un pisolino fino alla frontiera, di cui rimangono solo alcuni edifici dismessi a fianco all’autostrada. Solo un cartello azzurro con la corona di stelle e la scritta “Espagna” ci fa capire che abbiamo cambiato nazione. Tra un pisolino e l’altro guardo il paesaggio che è una distesa unica di leggere colline su un immenso altipiano, con coltivazioni di alberi di sughero. A perdita d’occhio non si vedono altro che piante di sughero: alcune con il tronco nudo rosso vivo, appena scortecciato, altre con la corteccia in diverse fasi di ricostruzione. Ogni tanto qualche branco di mucche, circondate da innumerevoli aironi guardabuoi. Altro pisolino (tanto il navigatore è finalmente ben programmato!) fino a Mérida. Raggiungiamo il sito archeologico – ma tutta la città è una rovina romana unica – e dopo un giro troviamo un comodo parcheggio. Ricomincia a piovere ma finisce subito. Gli scavi sono aperti fino alle 21,00, quindi non abbiamo fretta perché c’è luce fino a tardi. C’è molto da visitare, ma ci limitiamo al teatro e all’anfiteatro, fatti erigere dall’Imperatore Agrippa.
Sono opere grandiose se si pensa che furono costruite l’uno nel 25 a. C. e l’altro nell’8 a. C. L’anfiteatro era capace di 15.000 posti e il teatro di 6.000.
Il teatro conserva gran parte della scena, con due ordini di colonne e architravi di marmo bianco riccamente ornati, e gran parte delle gradinate, con al centro uno spazio per un tempietto. Il teatro è ancora utilizzato e ogni anno c’è un festival internazionale di tragedie greche. Lasciano perplesse queste opere immani, così belle e aggraziate, che fanno presumere una città fiorente, colta, vivace e raffinata, in queste terre “barbare”, così lontane da Roma in quegli anni del primo impero.
Siamo entrambi un po’ stanchi e Giuseppe già teme le visite a Madrid e inizia a parlare di voler tornare. Però non c’è verso di convincerlo a fermarsi un giorno! Già a Lisbona voleva partire dopo il primo giorno di visita, mentre io sapevo che il secondo giorno avremmo visitato solo poche cose (quelle che avevamo trovato chiuse il lunedì) e che ci sarebbe scappato un pomeriggio in piscina e di riposo. Va a finire che finisce come l’anno scorso: corri corri e poi scoppi e non ce la fai più!
Non è molto tardi sono solo le 22,30, ma sono stanca anch’io e raggiungo Giuseppe che è già a letto. Sta ricominciando a piovere. Certo se continua il brutto tempo dovremo rivedere i programmi.
Ci mettiamo in viaggio e, grazie al navigatore, arriviamo velocemente sul ponte XXV Aprìl, di ferro e cemento, che attraversa il Tago, poco prima che sfoci nell’oceano, nel punto più stretto dell’estuario. E’ lungo circa 2 chilometri ed è alto 70 metri (come quello di Porto).
Ci avviamo verso l’interno alla volta di Madrid che contiamo di raggiungere in due giorni. Dipende dalle strade: la cartina che ho (sempre quella di 10 anni fa) non segna autostrade, ma sono convinta che ci siano. Oggi abbiamo visitato sul percorso prima Evora e poi Mérida, per arrivare ad un campeggio a 40 chilometri oltre Mérida, bello, con l’erbetta verde, isolato nella campagna, accanto ad un hotel, a Conquista del Guardiana.
Evora colpisce già al primo impatto per le lunghe mura merlate che la circondano. Poi si passa sotto un lungo acquedotto romano che entra in città e, entrati da una delle porte, è tutto un dedalo di viuzze di pietra, con affacciate case di non più di due piani, tutte bianche con contorni, decorazioni, infissi, tutti uguali dello stesso colore giallo ocra. Armeggiamo un po’ con una modernissima macchinetta per avere i francobolli per le cartoline e poi entriamo nella piazza principale dove troneggiano i resti di un tempio romano di stile corinzio.
Su un alto basamento rimangono un lato corto di colonne e, parzialmente, quelle dei due lati lunghi. Rimangono tratti delle belle architravi ornate.
Vicino c’è la chiesa di S. Joao Evangelista del XV secolo. All’esterno si presenta semplice, con un portale gotico abbassato, ma l’interno, a una sola navata, meraviglia per la luminosità conferitagli dalle pareti interamente ricoperte da azulejo.
Le figure e le decorazioni partono da terra ed arrivano al soffitto bianchissimo, inserendosi negli archi acuti a costoloni gotici di pietra grigia. E’ molto bella ed elegante. Peccato non si possa fotografare, ma ho comperato un paio di cartoline. Poi visitiamo la cattedrale, il più antico monumento medioevale del Portogallo.
Sembra una fortezza con due torri, di cui quella campanaria tronca e con i merli e l’altra chiusa e con solo poche finestre ogivali, con una cuspide di maioliche azzurre. Solo il portale gotico riesce a dare un tocco di grazia e di cristianità all’edificio.
L’interno è austero e sembra un gotico pisano con tutte le linee orizzontali che delineano pareti, architravi, colonne. Il chiostro, severo, è in massiccio stile gotico.
Riprendiamo il viaggio e mangiamo su un’area di sosta dell’autostrada (ancora in Portogallo) desolatamente vuota, come del resto l’autostrada stessa. Sarà perché sono così care? Ma non mi sembra che nella strada nazionale che ogni tanto si affianca ci sia traffico, anzi, non c’è nessuno. E pensare che quella che percorriamo è la direttrice Lisbona-Madrid. Avevamo trovato sì un po’ di traffico in entrata a Lisbona, ma poi il vuoto! C’è pericolo di addormentarsi. Infatti io, dopo mangiato, mi faccio un pisolino fino alla frontiera, di cui rimangono solo alcuni edifici dismessi a fianco all’autostrada. Solo un cartello azzurro con la corona di stelle e la scritta “Espagna” ci fa capire che abbiamo cambiato nazione. Tra un pisolino e l’altro guardo il paesaggio che è una distesa unica di leggere colline su un immenso altipiano, con coltivazioni di alberi di sughero. A perdita d’occhio non si vedono altro che piante di sughero: alcune con il tronco nudo rosso vivo, appena scortecciato, altre con la corteccia in diverse fasi di ricostruzione. Ogni tanto qualche branco di mucche, circondate da innumerevoli aironi guardabuoi. Altro pisolino (tanto il navigatore è finalmente ben programmato!) fino a Mérida. Raggiungiamo il sito archeologico – ma tutta la città è una rovina romana unica – e dopo un giro troviamo un comodo parcheggio. Ricomincia a piovere ma finisce subito. Gli scavi sono aperti fino alle 21,00, quindi non abbiamo fretta perché c’è luce fino a tardi. C’è molto da visitare, ma ci limitiamo al teatro e all’anfiteatro, fatti erigere dall’Imperatore Agrippa.
Sono opere grandiose se si pensa che furono costruite l’uno nel 25 a. C. e l’altro nell’8 a. C. L’anfiteatro era capace di 15.000 posti e il teatro di 6.000.
Il teatro conserva gran parte della scena, con due ordini di colonne e architravi di marmo bianco riccamente ornati, e gran parte delle gradinate, con al centro uno spazio per un tempietto. Il teatro è ancora utilizzato e ogni anno c’è un festival internazionale di tragedie greche. Lasciano perplesse queste opere immani, così belle e aggraziate, che fanno presumere una città fiorente, colta, vivace e raffinata, in queste terre “barbare”, così lontane da Roma in quegli anni del primo impero.
Siamo entrambi un po’ stanchi e Giuseppe già teme le visite a Madrid e inizia a parlare di voler tornare. Però non c’è verso di convincerlo a fermarsi un giorno! Già a Lisbona voleva partire dopo il primo giorno di visita, mentre io sapevo che il secondo giorno avremmo visitato solo poche cose (quelle che avevamo trovato chiuse il lunedì) e che ci sarebbe scappato un pomeriggio in piscina e di riposo. Va a finire che finisce come l’anno scorso: corri corri e poi scoppi e non ce la fai più!
Non è molto tardi sono solo le 22,30, ma sono stanca anch’io e raggiungo Giuseppe che è già a letto. Sta ricominciando a piovere. Certo se continua il brutto tempo dovremo rivedere i programmi.

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