sabato

13 sett.: viaggio di trasferimento con visita a Toledo

Ieri sera ero molto stanca è non ho scritto una cosa molto carina e tenera che ci è capitato. All’arrivo al campeggio vicino all’hotel, c’era molto spazio e noi ci avviciniamo col camper ad un albero. In quel momento ci accorgiamo che era stato scelto da un numerosissimo stormo di piccoli uccelli migratori, per passarvi la notte. Ancora non si erano sistemati, c’era ancora un po’ chiaro, anche se cadeva qualche goccia di pioggia. Era un brulicare unico all’interno del folto albero tanto da farlo sembrare sembrava vivo. Ancora intorno svolazzavano i ritardatari che dovevano cercare posto. Il loro cinguettio era assordante. Poi, col calare del buio, solo isolati cinguettii e poi il silenzio totale. La notte ha piovuto e spesso ho pensato a quelle povere bestioline. Poi al mattino ci svegliamo insieme, alle prime luci del giorno (circa le 7,30) e ancora si sente il loro cinguettio, poi nulla, se ne sono andati. Guardo fuori dalla finestra mentre faccio colazione, giusto in tempo di vedere alcuni ritardatari che becchettano sul terreno e poi se ne vanno. Curioso che in tutta quella distesa di chilometri e chilometri di piantagioni di sughero (belle piante alte e frondose) abbiano scelto proprio un albero di questo campeggio così isolato!
Ha smesso di piovere e si intravede l’azzurro tra la nebbiolina mattutina. Torniamo sull’autostrada (quelle portoghesi tutte a pagamento e carissime, quelle in Spagna tutte gratis e belle) e puntiamo il navigatore su Madrid, campeggio Alfa, come ci hanno consigliato i bolognesi. Però è presto e rischiamo di arrivare per mezzogiorno e non aver nulla da fare fino all’indomani. Propongo a Giuseppe una deviazione per Toledo (era nel programma ma Giuseppe l’aveva già scartata per la sua fretta di tornare). Come al solito, il viaggio è ormai alla fine e siamo solo a metà delle vacanze! Dopo un po’ di resistenza e illustrata la bellezza della cattedrale, e della città dall’impianto medievale, puntiamo su Toledo. Il profilo della città si staglia maestoso sul costone roccioso. Il navigatore ci porta fino al parcheggio indicato su Internet, proprio sotto le mura romane della città, alte sullo sperone roccioso.
E’ un po’ pieno, ma troviamo posto e mangiamo. I soliti pomodori-cetrioli-cipolle (una gran risorsa) con salamino, bresaola, formaggio e frutta. Poi saliamo per delle comode scale mobili – per fortuna! – e ci inoltriamo per il dedalo di viuzze medioevali. L’impianto della città è rimasto intatto, le strade di acciottolato di pietra e le vie così strette che, allargando le braccia, arrivo a toccare sia il muro di destra che quello di sinistra. Eppure ci sono macchine, in transito (e passano solo loro a mala pena) e in sosta in posti incredibili, incastrati tra strette mura. Peccato, la città senza macchine ci farebbe fare un salto indietro nel tempo! Tra queste strette vie arriviamo alla cattedrale.
E’ impossibile descrivere la bellezza e tutti i tesori d’arte che contiene. Rimaniamo quasi sgomenti di fronte a tanta grandiosità e bellezza.
C’è anche il museo Catedralico con una dozzina di quadri del Greco, di Tiziano, Caravaggio, Van Dick, Velasques, Rubens e altri ancora. La visita è lunga, come è stata lunga la ricerca dell’entrata. Questi spagnoli, ma i Portoghesi non sono da meno, mai che mettano un cartello, un’indicazione e se chiedi, non ai passanti (che sono gentilissimi, ma il più delle volte non sanno nulla), ma al personale pubblico, non si curano nemmeno di farsi capire, ti liquidano con un farfugliamento altezzoso. Oggi proprio ne ho mandato al diavolo uno che non ci ha dato delle indicazioni corrette e ci ha fatto girare sotto il sole attorno alla cattedrale (lunga 120 metri, larga 60, più il chiostro e le costruzioni annesse), per stradine in salita, per un paio di volte come dei cretini, per scoprire dopo che l’entrata era in un vicolo tra case private che sfociava in un piccolo slargo dove la cattedrale si apriva su un lato con un bel portale gotico.
Giriamo ancora per la città per tornare dalle porte romane e alle mura. Nel frattempo i numerosi negozi di coltelli, forbici, spade e souvenir ci attirano ed entriamo per comperare alcuni regali. Poi puntiamo per Madrid e incontriamo la prima autostrada a pagamento spagnola, nuovissima, tanto che il Tom Tom non la riconosceva, ma paghiamo pochissimo 3,05 euro. Però come avremmo fatto senza il Tom Tom a trovare il campeggio? Già a 30 chilometri da Madrid sono iniziate le autostrade di circonvallazione, 2, 4; 6 appaiate, da 3° 4 corsie. Ne abbiamo cambiate almeno 5 o 6, sempre con le indicazioni giuste e in un batter d’occhio, anche grazie al fatto che la viabilità è scorrevolissima, arriviamo al campeggio. Bruttino, vecchio, caro. E’ nella zona sud-est di Madrid e alla direzione mi faccio dare tutte le indicazioni per raggiungere il centro in moto. Non dovrebbe essere difficile. Comunque domani vedremo. A cena preparo per cuocere il pesce con il fornetto, ma non funziona. Usiamo finalmente il fornello Camping Gas acquistato lo scorso anno ad Agrigento! Abbiamo aperto la veranda (necessario, era tutta sporca e bagnata) il tavolo e le sedie, ma Giuseppe non vuol mangiare fuori per le mosche. Accendiamo per un po’ il condizionatore e mangiamo al fresco, anche se il caldo non è eccessivo. Magari domani, in città, col sole…. Qui però ci sono gli alberi e non ci dobbiamo preoccupare per le micie. Strano, questa sera non hanno voluto uscire: forse sono disturbate dal rumore della superstrada qui vicino. Speriamo che ci faccia dormire.
Oggi abbiamo percorso 334 chilometri con il Camper e qualcuno anche a piedi.

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