sabato

14 sett.: visita a Madrid in moto

Questa notte ha piovuto e temevo per la visita di oggi. Poi invece, al risveglio la giornata è limpida e meno calda di ieri. Siamo partiti per la città in moto. Siamo a circa una ventina di chilometri dal centro e occorre percorrere ancora tangenziali e autostrade. Per fortuna ieri alla reception un signore gentile, mi ha fornito una chiara piantina e mi ha dato tutte le informazioni preziose per andare e tornare dalla città. Percorriamo per alcuni chilometri ancora autostrade, per poi immetterci in ampi viali alberati con controviali. Eravamo a poche centinaia di metri dalla stazione Atocha che improvvisamente la moto si ferma. Non funziona più l’avviamento. Chiediamo per un’officina, ma arriviamo a un concessionario Piaggio che non ne vogliono sapere. Un’altra officina aggiusta solo macchine, poi dei gendarmi non ci lasciano fermare la moto in una via perché ci sono i ministeri… siamo sull’orlo di una crisi di nervi, quando improvvisamente la moto riparte. Ci dirigiamo finalmente verso il centro e ci arriviamo velocemente e senza sbagliare strada. Iniziamo a camminare per gli itinerari consigliati dalla giuda, ma quello che vediamo di più interessante sono i musei del jambon, locali dove vendono prosciutti interi, affettati vari, carne di maiale, formaggi e dove al centro ti servono piatti vari per lo più in piedi. Non mancano mai le slot-machine. Cerchiamo, alla Puerta del Sol (una piazza semicircolare), il chilometro 0,00, il centro di tutta la Spagna, come amano credere gli spagnoli, il punto da dove si calcolano i chilometri delle strade che si dipartono da Madrid. Chiediamo a dei poliziotti (c’è una manifestazione in piazza contro il massacro dei curdi in Iraq), ma non lo sanno. Invece la Polizia locale mi indica la Casa de Correos, oggi Ministero dell’Interno. Cerchiamo, ma non la vediamo, quando il gendarme (porta uno strano cappello quasi da torero) ce lo indica sul marciapiede: è un intarsio in pietra piccolissimo, forse meno di un metro, a semicerchio, con disegnata la Spagna, al centro Madrid e l’indicazione: Km 0.
Giriamo per le vie come indicato dalla giuda fino ad arrivare a Plaza Mayor. E’ una bella piazza, tutta racchiusa da palazzi uguali, senza soluzione di continuità, porticati, dove si affacciano negozietti attira-turisti, costruita in soli due anni dal 1617 al 1619.
Seguiamo sempre il percorso indicato ma non troviamo nulla di interessante, se non vie normali come se ne trovano nel centro di Milano: negozi, camioncini che scaricano, bar con gente che consuma frettolosa la colazione, i camerieri che iniziano a disporre i tavolini fuori… Giuseppe inizia a domandarsi cosa siamo venuti a vedere e in effetti inizio a domandarmelo anch’io. Mi è venuta fame ed entriamo in un localino dove per 3 euro mi offrono una spremuta di arancia, un cornetto enorme e un cappuccino. Giuseppe sta a guardare. Poi ci dirigiamo direttamente su Palazzo reale che visitiamo in un paio d’ore.
È bello e interessa perché, oltre ai tesori artistici che contiene e alle bellissime stanze, non è un museo. Il Palazzo è vivo, viene usato nelle occasioni ufficiali e lo dimostrano gli immensi tappeti avvolti nei punti dove strette passatoie permettono al pubblico di transitare. E’ ammirevole l’armeria che raccoglie le armature di tutti i re di Spagna e sono scenografici i cavalli bardati con i cavalieri, entrambi con la corazza.
All’uscita ci sediamo sui gradini d una chiesa di fronte al palazzo reale per decidere il da farsi, e Giuseppe divide gli ultimi tarallucci, ormai possi, portati dall’Italia, con piccioni e passerotti che gli vengono a mangiare tra i piedi.
Ci dirigiamo poi verso la chiesa di San Francisco el Grande, ma è chiusa, riapre alle 16,00 (ma si può!).
Torniamo alla moto per Via Mayor e, a questo punto, decidiamo di visitare il Prado, anche se non era in programma, ma che altro c’è qui a Madrid? Ci sono il lavori in corso di fronte al museo (lavori di ampliamento e di collegamenti sotterranei con altri musei) e giriamo a vuoto per sensi unici per un bel po’, finché non decidiamo comunque di lasciare la moto un po’ lontano e di andarci a piedi. Due parole sulla viabilità. Ieri avevo già detto della incredibile rete di autostrade, circonvallazioni e superstrade, che attorniano la città, permettendone un raggiungimento veloce a raggiera. In città è come a Barcellona, lunghi viali a senso unico a quattro, tre, due corsie, con le auto che sfrecciano veloci rispettando i semafori e i passaggi pedonali, ma attento a non passare dove non devi, non guardano in faccia a nessuno! Certo, questa viabilità velocizza la circolazione, evita gli ingorghi, ma penalizza chi, come noi, sbaglia una strada e per ritornare sui tuoi passi devi fare chilometri!
Non sono mai stata un’amante dei musei d’arte pittorica, preferisco le mostre monografiche, dove ti spiegano tutto su un pittore e allora riesci a capire il suo percorso artistico e i suoi dipinti. Un museo come il Louvre, come il Prado, come gli Uffizi, dove passi da un Tiziano a un Tintoretto, da un Beato Angelico a un Goia , da Van Dik a El Greco, è difficile, senza essere dei profondi conoscitori della storia dell’arte, capire i dipinti. Per fortuna all’ingresso ci sono le
guide auricolari - anche in italiano - e questo ti permette di soffermarti davanti alle opere che più ti colpiscono e seguirne la breve descrizione e la storia. Effettivamente la raccolta è notevole, ma sicuramente non siamo stati in grado di apprezzarne a fondo le vere bellezze. C‘e un Tintoretto, “Il lavaggio dei piedi degli apostoli” da parte di Gesù, destinato ad una chiesa veneziana, che ho voluto rivedere più volte. E’ un quadro molto lungo (533 x 210) e ha una prospettiva particolare, studiata in funzione della sua collocazione nell’abside della chiesa di San Marcuola a Venezia e dal punto di vista dei fedeli, seduti lungo la navata centrale.

Guardato di fronte (come nella fotografia che ho trovato su Internet) è un quadro che presenta ampi spazi, un grande locale, ampie aperture sulle acque di Venezia e un largo tavolo in parte sparecchiato, con alcuni commensali in pose scomposte. Visto dal punto di vista dei fedeli nella chiesa veneziana, (mettendosi sul lato sinistro) cambia completamente: la tavola è lunga e stretta, le figure si avvicinano, il locale è lungo e sul fondo si allunga un canale, ora sì veneziano, lungo e stretto. La via di fuga, infatti è proprio nella parte opposta da dove stanno i fedeli. La terza volta, siamo entrati nella sala dalla parte opposta e, sempre grazie alla stupenda prospettiva il quadro sembrava ancora diverso. Devo assolutamente trovarne una copia.
Giuseppe mi ha fatto godere poco comunque delle bellezze del museo, perché non ha voluto prendere la guida auricolare (o ascoltare insieme a me, come abbiamo fatto a Palazzo reale) e girava a vuoto, avanti e indietro, spazientendosi del fatto che mi soffermassi troppo davanti a certi quadri, e così non mi ha lasciato sentire bene le spiegazioni che il più delle volte lasciavo a metà o non ascoltavo per nulla. C’è comunque ancora molta gente, per lo più turisti e mi immagino come deve essere invivibile in agosto!
Dopo il Prado, siamo andati in moto Parco del Buen Retiro, con un ampio laghetto dove si cimentavano coppiette in barca. In realtà c’erano miriadi di pescioni rossi e carpe enormi che sbranavano a mo’ di piranja un povero piccione morto. Nulla di che, il nostro parco Sempione è, sì più piccolo, ma altrettanto bello. Da rilevare come lungo il laghetto non solo ci sono i chioschi dei gelati, ma tanti banchetti con indovini e cartomanti. Per 10 euro ti predicono il futuro!
Oggi ci sono stati due episodi un po’ buffi e un po’ imbarazzanti che voglio ricordare. In uno di quei negozietti acchiappaturisti di Plaza Mayor, ci siamo lasciati attrarre da un negozio che vende coltelli, e utensili vari per la cucina (meraviglioso!) e siamo entrati notando già che le stesse forbici di Toledo qui costano meno. Ho trovato lo spalmaburro per il camper e una bella mezzaluna (grande) con il filo molto tagliente che mi serve a casa. Li abbiamo comperati e messi nello zainetto di Giuseppe. Poi, all’entrata di Palazzo reale si deve passare dal metal-detector e lasciare borse e marsupi sul nastro. Subito (per fortuna) mi ricordo di quello che abbiamo nello zaino e lo consegniamo ad una guardia prima di entrare. Tutti osservano incuriositi sullo schermo quello che c’è nel pacchetto ben confezionato e, senza una piega, ma con nostro grande imbarazzo, ce lo trattengono e ci rilasciano una ricevuta. Stessa scena al Prado: qui le guardie, dopo essersi passati la parola e mimando il gesto di far andare la mezzaluna, fanno commenti ironici sul fatto che in Italia non ci sono mezzelune! Torniamo agevolmente grazie alle preziose indicazioni e montiamo la moto sul camper. Anche Madrid è archiviata. Con un po’ di delusione, sicuramente, ma senza rimpianti.
Facciamo prendere un po’ d’aria madrilena alle gatte, poi chiudiamo veranda, tavolo, sedie e sdraio (che per la prima volta avevamo aperto pensando ad una sosta di qualche giorno), e sistemiamo il camper: domani visiteremo Saragozza.
Anche oggi abbiamo fatto molta strada a piedi e le due visite sono state pesanti, senza un sedile ove riposarti dopo tanto stare in piedi. In moto avremo percorso 45 chilometri.

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