Avevo rinviato ad oggi le mie considerazioni su Fatima, ma è già tardi, sono stanchissima e tanto su Fatima potrò scrivere poi. Non voglio perdere ora i ricordi ancora freschi di oggi. Siamo stati svegliati dal suono delle campane della chiesa alle 7. Nella notte nessun rumore, se non a una certa ora, stavo ancora leggendo il libro di Dan Brown, il chiacchiericcio e le voci di bimbi al rientro di quella che deve essere stata o una processione o una funzione serale (avevo visto parecchi devoti nel pomeriggio con in mano le fiaccole).
Il tempo non è bello e incombe anche oggi un po’ di nebbia. Arriviamo a Batalha che ancora la cattedrale è chiusa. Ne approfittiamo per guardarne bene l’esterno. Ne vale la pena. Intanto nella piazza vicina alcuni ambulanti stanno allestendo un mercatino dell’antiquariato (ma più robivecchio).
La cattedrale è spettacolare, di stile gotico portoghese con alcuni tratti di gotico-manuelino. Ha una grande importanza storica (come il monastero di Tomar e Il convento dei frati Cistercensi di Alcobaca che vedremo oggi). Ritroveremo gli stili che contraddistinsero il periodo di transizione tra il romanico, il gotico, il manuelino e il classico-rinascimentale a testimonianza dello sviluppo storico, culturale ed economico del Portogallo tra il XII e il XV secolo. Non a caso tutti e tre i monumenti sono patrimonio dell’Umanità e hanno un biglietto da visita cumulativo ridotto.
La chiesa è altissima e severa, all’entrata c’è la cappella del fondatore con ottagono centrale e deambulatorio, e il sarcofago in cui è sepolto insieme alla moglie. La statue sul sarcofago si tengono la mano. Il primo chiostro Reale, gotico è ingentilito dalle ricche decorazioni sopra le arcate sostenute da esili colonne tutte diverse tra loro.
i Porte in stile manuelino portano alle varie sale.
Nella sala Du Capitolo (sala quadrata di 19 metri di lato, sormontato da un soffitto a ogiva senza sostegni, crollato due volte durante la costruzione) c’è la sepoltura dei militi ignoti della grande guerra e delle guerre coloniali. Assistiamo al cambio della guardia che a detta di Giuseppe non è abbastanza marziale. Attraversiamo un altro severo chiostro a due ordini, ogivale sotto e rinascimentale sopra. Poi andiamo a visitare le Cappelle incompiute, dove lo stile manuelino si esprime in magnifici portali e decorazioni sui pilastri che avrebbero dovuto sostenere la volta. Le stesse decorazioni si notano sulla parte di volte gotiche delle cappelle parzialmente portate a termine. Incontriamo più volte durante la visita i francesi nostri vicini di camper a Porto. Facciamo più o meno lo stesso giro, magari ci rincontreremo.
Arriviamo velocemente ad Alcobaca, mentre il tempo si è rimesso al bello. Troviamo un buon parcheggio e costeggiamo a piedi il grande complesso del Monasterio De Santa Maria. La chiesa, che si apre su una grande piazza, è la più grande del Portogallo e colpisce per le sue poderose strutture interne.
Le tre Immense navate sono tutte alte 32 metri, le due laterali sono molto strette in rapporto alla lunghezza, aumentando la sensazione di verticalità.
Facciamo appena in tempo ad arrivare verso il coro che iniziano a chiudere il deambulatorio perché sta per iniziare la messa. Vediamo però le due belle tombe di Dom Pedro e di Donna Ines De Castro amanti e sposi contrastati, tanto che Donna Ines, dama di compagnia della defunta prima moglie di Dom Pedro, venne uccisa dal padre di Dom Pedro per evitarne le nozze. Ma loro si erano già sposati in segreto. Alla morte del padre, Dom Pedro divenne re e Donna Ines era regina a tutti gli effetti. La storia racconta che il re fece riesumare la salma e fece baciare la mano decomposta della moglie a tutti i notabili che, insieme al padre, avevano contrastato il suo amore.
Ora riposano uno di fronte all’altro, con gli angeli che li aiutano nella resurrezione, così da potersi subito rivedere appena risorti.
Si passa al chiostro, a doppio ordine, quello inferiore gotico con bifore sorrette da coppie di colonne e rosone centrale, e quello superiore di stile manuelino. Bello è il refettorio con scala che conduce al pulpito dove, durante i pasti un monaco diceva le preghiere.
Sorprendente è l’immensa cucina: altissima, ricoperta di maioliche anche sul soffitto, con al centro un immenso camino con una cappa altissima fino alla sommità della sala e altri due grandi camini laterali con cappe che si uniscono in una sola.
Molti lavatoi, tavoli enormi in marmo e una vasca che riceve l’acqua direttamente dal vicino fiume, pesci compresi.
Immenso e severo il grande dormitorio e la sottostante sala dove i monaci ricopiavano i libri. Tutta la struttura del monastero è ancora più vasta, e ancora in funzione, ma non visitabile.
Prendiamo l’autostrada e poi la strada costiera. Raggiungiamo alcuni centri balneari con coste che ricordano molto la Galizia: grandi speroni rocciosi e, tra questi, ogni tanto una grande spiaggia, per lo più alla foce di fiumi o torrenti. E’ domenica e, anche se il tempo non è bello, c’è molto traffico nei paesini turistici. Troviamo una rotonda con un bel monumento al surfista e poi, vedendo circolare molte macchine con sul tetto i surf, pensiamo che questo sia proprio il posto dei grandi cavalloni. Ma oggi c’è calma piatta, e lo notiamo dalla bella terrazza a piombo sugli scogli dove ci fermiamo a mangiare il solito prosciutto e melone.
Se non fosse per quel senso di infinito che ti dà la consapevolezza di aver davanti l’oceano immenso, visto dall’alto, sembrerebbe uno dei nostri mari del Sud. Più avanti il tempo si riprende, mentre Giuseppe si lamenta per la strada, che sulla cartina costeggia il mare e fa presupporre una strada al livello del mare, invece è ancora sempre un saliscendi con salite e discese ripidissime del 12/13 %. Dice sempre che spera di riportare a casa il camper! Tagliamo all’interno, sempre con le solite strade, e per giunta molto secondarie e raggiungiamo Sintra, da dove una comoda strada “rossa” dovrebbe portarci a Cabo Roca, il punto più a occidente del Continente. Ma mentre discutiamo se visitare Sintra (presenta monumenti di notevole interesse), ci incuneiamo nella strada principale della cittadina con a destra il burrone e a sinistra la montagna (la sierra de Sintra 540 metri di altezza). Lungo la strada si snodano i monumenti e le belle costruzioni. Ma è domenica, la strada è stretta, siamo in coda, tutti cercano parcheggio (impossibile), alcuni pullman fanno manovra, la gente è costretta a camminare sulla carreggiata, alcune macchine fanno inversione, ci sono bancarelle sul marciapiede-belvedere e bambini giocano tra le macchine. I palazzi scorrono bellissimi, ma non possiamo fermarci. Andiamo avanti per l’unica strada e riprogrammo velocemente il navigatore par Cabo Roca (non me lo dava prima come località, ma ora sì, come attrazione turistica della città) e seguiamo le indicazioni di Paula (la voce del Tom Tom). La strada prende a salire tra strette mura antiche, a doppio senso, non è più larga di 3 metri! All’inizio avevo visto la limitazione di circolazione per i mezzi superiori a 3,5 tonnellate, ma noi rientriamo tra questa categoria e altre volte abbiamo circolato malgrado il segnale senza problemi. Speriamo che finisca presto, ma poi mi rendo conto dalla cartina dove siamo finiti e vedo che la strada non ha nessuna possibilità di deviazione o di inversione e che è lunga almeno 10 chilometri. In compenso è segnata con banda verde, come panoramica!. Nessun posto dove fare manovra, nessuno slargo dove fermarci nell’incrociare altre macchine. Giuseppe è nervosissimo, ad ogni incrocio di vettura teme il peggio, io sono ancora più preoccupata per il suo nervosismo che lo fa guidare a scatti, rabbioso, senza la necessaria prudenza. Qualcuno, nell’incrociarci ci invia improperi (e ne ha ben d’onde!). Giuseppe promette che al capo prende il Tom Tom e lo lancia dalle rocce! Poi finalmente la strada finisce e non siamo nemmeno riusciti a goderci la splendida foresta. Ora la strada si snoda su un altipiano ondulato brullo e in lontananza vediamo il faro.
Arriviamo sul capo: molte macchine e poco parcheggio (d’altronde è domenica), e lasciamo il Camper a lato della strada.
Lo spettacolo è veramente superbo e ti metteresti lì, a guardare dall’alto dei 140 metri di rocce, l’infinito, se non ci fosse tutta quella gente. E’ tornato il sole, non c’è vento e la temperatura è salita molto. Su una stele sta scritto: “Aqui, onde a terra se acaba, e o mar comenca…” di un certo Camoes. Leggiamo dopo sulla giuda che al faro rilasciano attestati sul raggiungimento del punto più occidentale del Continente!
Seguiamo poi la costa con belle e lunghe spiagge e, ora, anche alcuni bagnanti che fanno il bagno. Al di là della strada si nascondono dietro grandi mura di pietre, come messe a caso, ville stupende.
Ci sono altre piccole punte secondarie e altri fari. Attraversiamo Cascais bella e moderna città e poi con il navigatore impostato sul campeggio di Monsanto, lo raggiungiamo facilmente cambiando 5 tra autostrade e superstrade della viabilità di Lisbona.
Il campeggio è bello, ci sono piazzole in cemento, distanziate, e, a fianco, tavolo con panche in legno, lavello dell’acqua, portarifiuti, bocca di scarico dell’acqua e presa di corrente. Una bella doccia ristoratrice, una veloce cena a base di riso (entrambi siamo disturbati con l’intestino) e poi la tensione ci fa andare subito a riposare. Ora Giuseppe ha imparato a caricare le batterie della videocamera e a cambiare e nominare i dischi, quindi un lavoro in meno alla sera!
Oggi abbiamo percorso 266 chilometri in camper e un po’ di strada a piedi.
Il tempo non è bello e incombe anche oggi un po’ di nebbia. Arriviamo a Batalha che ancora la cattedrale è chiusa. Ne approfittiamo per guardarne bene l’esterno. Ne vale la pena. Intanto nella piazza vicina alcuni ambulanti stanno allestendo un mercatino dell’antiquariato (ma più robivecchio).
La cattedrale è spettacolare, di stile gotico portoghese con alcuni tratti di gotico-manuelino. Ha una grande importanza storica (come il monastero di Tomar e Il convento dei frati Cistercensi di Alcobaca che vedremo oggi). Ritroveremo gli stili che contraddistinsero il periodo di transizione tra il romanico, il gotico, il manuelino e il classico-rinascimentale a testimonianza dello sviluppo storico, culturale ed economico del Portogallo tra il XII e il XV secolo. Non a caso tutti e tre i monumenti sono patrimonio dell’Umanità e hanno un biglietto da visita cumulativo ridotto.
La chiesa è altissima e severa, all’entrata c’è la cappella del fondatore con ottagono centrale e deambulatorio, e il sarcofago in cui è sepolto insieme alla moglie. La statue sul sarcofago si tengono la mano. Il primo chiostro Reale, gotico è ingentilito dalle ricche decorazioni sopra le arcate sostenute da esili colonne tutte diverse tra loro.
i Porte in stile manuelino portano alle varie sale.
Nella sala Du Capitolo (sala quadrata di 19 metri di lato, sormontato da un soffitto a ogiva senza sostegni, crollato due volte durante la costruzione) c’è la sepoltura dei militi ignoti della grande guerra e delle guerre coloniali. Assistiamo al cambio della guardia che a detta di Giuseppe non è abbastanza marziale. Attraversiamo un altro severo chiostro a due ordini, ogivale sotto e rinascimentale sopra. Poi andiamo a visitare le Cappelle incompiute, dove lo stile manuelino si esprime in magnifici portali e decorazioni sui pilastri che avrebbero dovuto sostenere la volta. Le stesse decorazioni si notano sulla parte di volte gotiche delle cappelle parzialmente portate a termine. Incontriamo più volte durante la visita i francesi nostri vicini di camper a Porto. Facciamo più o meno lo stesso giro, magari ci rincontreremo.
Arriviamo velocemente ad Alcobaca, mentre il tempo si è rimesso al bello. Troviamo un buon parcheggio e costeggiamo a piedi il grande complesso del Monasterio De Santa Maria. La chiesa, che si apre su una grande piazza, è la più grande del Portogallo e colpisce per le sue poderose strutture interne.
Le tre Immense navate sono tutte alte 32 metri, le due laterali sono molto strette in rapporto alla lunghezza, aumentando la sensazione di verticalità.
Facciamo appena in tempo ad arrivare verso il coro che iniziano a chiudere il deambulatorio perché sta per iniziare la messa. Vediamo però le due belle tombe di Dom Pedro e di Donna Ines De Castro amanti e sposi contrastati, tanto che Donna Ines, dama di compagnia della defunta prima moglie di Dom Pedro, venne uccisa dal padre di Dom Pedro per evitarne le nozze. Ma loro si erano già sposati in segreto. Alla morte del padre, Dom Pedro divenne re e Donna Ines era regina a tutti gli effetti. La storia racconta che il re fece riesumare la salma e fece baciare la mano decomposta della moglie a tutti i notabili che, insieme al padre, avevano contrastato il suo amore.
Ora riposano uno di fronte all’altro, con gli angeli che li aiutano nella resurrezione, così da potersi subito rivedere appena risorti.
Si passa al chiostro, a doppio ordine, quello inferiore gotico con bifore sorrette da coppie di colonne e rosone centrale, e quello superiore di stile manuelino. Bello è il refettorio con scala che conduce al pulpito dove, durante i pasti un monaco diceva le preghiere.
Sorprendente è l’immensa cucina: altissima, ricoperta di maioliche anche sul soffitto, con al centro un immenso camino con una cappa altissima fino alla sommità della sala e altri due grandi camini laterali con cappe che si uniscono in una sola.
Molti lavatoi, tavoli enormi in marmo e una vasca che riceve l’acqua direttamente dal vicino fiume, pesci compresi.
Immenso e severo il grande dormitorio e la sottostante sala dove i monaci ricopiavano i libri. Tutta la struttura del monastero è ancora più vasta, e ancora in funzione, ma non visitabile.
Prendiamo l’autostrada e poi la strada costiera. Raggiungiamo alcuni centri balneari con coste che ricordano molto la Galizia: grandi speroni rocciosi e, tra questi, ogni tanto una grande spiaggia, per lo più alla foce di fiumi o torrenti. E’ domenica e, anche se il tempo non è bello, c’è molto traffico nei paesini turistici. Troviamo una rotonda con un bel monumento al surfista e poi, vedendo circolare molte macchine con sul tetto i surf, pensiamo che questo sia proprio il posto dei grandi cavalloni. Ma oggi c’è calma piatta, e lo notiamo dalla bella terrazza a piombo sugli scogli dove ci fermiamo a mangiare il solito prosciutto e melone.
Se non fosse per quel senso di infinito che ti dà la consapevolezza di aver davanti l’oceano immenso, visto dall’alto, sembrerebbe uno dei nostri mari del Sud. Più avanti il tempo si riprende, mentre Giuseppe si lamenta per la strada, che sulla cartina costeggia il mare e fa presupporre una strada al livello del mare, invece è ancora sempre un saliscendi con salite e discese ripidissime del 12/13 %. Dice sempre che spera di riportare a casa il camper! Tagliamo all’interno, sempre con le solite strade, e per giunta molto secondarie e raggiungiamo Sintra, da dove una comoda strada “rossa” dovrebbe portarci a Cabo Roca, il punto più a occidente del Continente. Ma mentre discutiamo se visitare Sintra (presenta monumenti di notevole interesse), ci incuneiamo nella strada principale della cittadina con a destra il burrone e a sinistra la montagna (la sierra de Sintra 540 metri di altezza). Lungo la strada si snodano i monumenti e le belle costruzioni. Ma è domenica, la strada è stretta, siamo in coda, tutti cercano parcheggio (impossibile), alcuni pullman fanno manovra, la gente è costretta a camminare sulla carreggiata, alcune macchine fanno inversione, ci sono bancarelle sul marciapiede-belvedere e bambini giocano tra le macchine. I palazzi scorrono bellissimi, ma non possiamo fermarci. Andiamo avanti per l’unica strada e riprogrammo velocemente il navigatore par Cabo Roca (non me lo dava prima come località, ma ora sì, come attrazione turistica della città) e seguiamo le indicazioni di Paula (la voce del Tom Tom). La strada prende a salire tra strette mura antiche, a doppio senso, non è più larga di 3 metri! All’inizio avevo visto la limitazione di circolazione per i mezzi superiori a 3,5 tonnellate, ma noi rientriamo tra questa categoria e altre volte abbiamo circolato malgrado il segnale senza problemi. Speriamo che finisca presto, ma poi mi rendo conto dalla cartina dove siamo finiti e vedo che la strada non ha nessuna possibilità di deviazione o di inversione e che è lunga almeno 10 chilometri. In compenso è segnata con banda verde, come panoramica!. Nessun posto dove fare manovra, nessuno slargo dove fermarci nell’incrociare altre macchine. Giuseppe è nervosissimo, ad ogni incrocio di vettura teme il peggio, io sono ancora più preoccupata per il suo nervosismo che lo fa guidare a scatti, rabbioso, senza la necessaria prudenza. Qualcuno, nell’incrociarci ci invia improperi (e ne ha ben d’onde!). Giuseppe promette che al capo prende il Tom Tom e lo lancia dalle rocce! Poi finalmente la strada finisce e non siamo nemmeno riusciti a goderci la splendida foresta. Ora la strada si snoda su un altipiano ondulato brullo e in lontananza vediamo il faro.
Arriviamo sul capo: molte macchine e poco parcheggio (d’altronde è domenica), e lasciamo il Camper a lato della strada.
Lo spettacolo è veramente superbo e ti metteresti lì, a guardare dall’alto dei 140 metri di rocce, l’infinito, se non ci fosse tutta quella gente. E’ tornato il sole, non c’è vento e la temperatura è salita molto. Su una stele sta scritto: “Aqui, onde a terra se acaba, e o mar comenca…” di un certo Camoes. Leggiamo dopo sulla giuda che al faro rilasciano attestati sul raggiungimento del punto più occidentale del Continente!
Seguiamo poi la costa con belle e lunghe spiagge e, ora, anche alcuni bagnanti che fanno il bagno. Al di là della strada si nascondono dietro grandi mura di pietre, come messe a caso, ville stupende.
Ci sono altre piccole punte secondarie e altri fari. Attraversiamo Cascais bella e moderna città e poi con il navigatore impostato sul campeggio di Monsanto, lo raggiungiamo facilmente cambiando 5 tra autostrade e superstrade della viabilità di Lisbona.
Il campeggio è bello, ci sono piazzole in cemento, distanziate, e, a fianco, tavolo con panche in legno, lavello dell’acqua, portarifiuti, bocca di scarico dell’acqua e presa di corrente. Una bella doccia ristoratrice, una veloce cena a base di riso (entrambi siamo disturbati con l’intestino) e poi la tensione ci fa andare subito a riposare. Ora Giuseppe ha imparato a caricare le batterie della videocamera e a cambiare e nominare i dischi, quindi un lavoro in meno alla sera!
Oggi abbiamo percorso 266 chilometri in camper e un po’ di strada a piedi.

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