sabato

8 sett.: Castello e bosco di Bucacao, Coimbra, Tomar, Fatima

Questa mattina abbiamo lasciato Porto alla volta di Coimbra. Il campeggio era avvolto in una leggera nebbia che poi nell’entroterra si è sciolta. Il Campeggio non è stato caro (€ 33,80 per due notti), ma un po’ tortuose si sono dimostrate le operazioni di carico e scarico. Prima di arrivare a Coimbra (€ 9,75 di autostrada!), abbiamo deviato per visitare il bosco e il castello di Bucacao. Il bosco meritava sicuramente una gita a piedi, mentre noi ci siamo solo soffermati a visitare il castello, costruito alla fine dell’800, come residenza reale, poco utilizzato e trasformato in hotel nel 1906. E’ una incredibile costruzione che ci riporta bambini, quando leggevamo le storie di principi e principesse e proprio così immaginavamo i loro castelli.
E’ un’opera imponente, piena di pinnacoli, ornamenti, finestre, colonnati e portali riccamente decorati. Vicino c’è il piccolo ed umile convento dei Carmelitani che dal 1626 hanno iniziato a stabilirsi su quel territorio, prendendosi cura della foresta e coltivando essenze rare provenienti da tutti i territori esotici dell’impero coloniale. Il convento è povero, ma ornato con intonaco di pietruzze colorate che formano dei disegni floreali e geometrici sulle pareti. Tutto il resto è di sughero: i bassi soffitti a volta con costoloni, le porte, gli infissi, le “inferriate” e le balaustre.
Proseguiamo per Coimbra, la città universitaria per eccellenza, che vanta la terza università al mondo. Risale al 1300 il primo insediamento e intorno al 1500 il complesso storico. C’è una cappella con azulejo e talha dorata, c’è il chiostro con azulejo, le aule, anch’esse ornate con azulejo, il bel chiostro e ci sono anche studenti che stanno facendo gli esami. Certamente studiare in un ambiente simile è ben diverso che nelle nostre facoltà ridotte a mondezza tra scritte, manifesti, volantini e schifezze varie!
Anche gli studenti di Coimbra comunque hanno partecipato ai movimenti del ’68 e hanno appoggiato la “rivoluzione dei garofani” del ’74.
Sulla cima della collina, con una bella vista sul fiume Mondego, ove sorge l’immenso edificio storico, è stato creato negli anni ’50 un intero quartiere con palazzi delle diverse facoltà, con una pianificazione urbanistica che ricorda molto la nostra architettura fascista. Scendiamo un po’ dalla collina per visitare la Cattedrale, il più imponente e più antico monumento romanico del Portogallo. Risale al 1140/75 la sua costruzione, che rimane intatta nella sua struttura. Sembra più un castello o una fortezza, così squadrata e con i merli lungo tutto il suo perimetro.
Torniamo al camper che abbiamo lasciato in un parcheggio al di là del fiume e ce ne andiamo subito a cercare un posto fresco per mangiare. Fa un caldo terribile e teniamo acceso il condizionatore.
Poco lontano da Coimbra ci sono le rovine romane di Coimbriga, con bei mosaici. Il Tom Tom non mi dà indicazioni e aspettarsi qui in Portogallo una segnaletica stradale, è proprio una chimera! E’ sulla strada di Tomar che dobbiamo comunque raggiungere. Dopo aver girovagato un po’ alla ricerca degli scavi, con lamentele e improperi di Giuseppe verso il navigatore, ci fermiamo a mangiare in un parcheggio vicino ad una chiesetta con dietro il cimitero. Poi, quando ci muoviamo, ci accorgiamo che gli scavi sono proprio dietro il cimitero. Ma è tardi e forse di scavi romani e mosaici ne abbiamo visti di migliori, perciò decidiamo di proseguire per Tomar. Ci fermiamo per fare gasolio e per un po’ di spesa a una Lidl.
Arriviamo al Convento do Cristo di Tomar che manca solo mezz’ora alla chiusura. Il complesso è incredibile, risale ai Templari e la chiesa originale a sedici lati è spettacolare. L’esterno è decorato con pinnacoli, volute, archi e ogni tipo di ornamento.
E pensare che siamo nel XII° secolo! Girando per i numerosi chiostri, uno diverso dall’altro, (uno romanico, uno gotico/manuelino e l’ultimo rinascimentale), tra i dormitori immensi con corridoi ricoperti di maioliche azzurre e l’alto soffitto a volta in legno scuro, con numerosissime celle, nella mensa, nelle cucine, mi sembra di sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli e delle armature dei monaci guerrieri.
Mi immagino la vita intensa di quei luoghi e, pur nella corsa per vedere tutto, non possiamo che rimanere incredibilmente meravigliati da tale grandezza e bellezza.
Ci dirigiamo verso Bathala, (un unico biglietto per i tre siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità: Tomar, Bathala e Alcobaca). Ma è tardi e cerchiamo un posto dove dormire. La strada passa per Fatima, e, anche se non era nei nostri programmi, pensiamo che ci siano dei parcheggi accessibili, magari con altri camper.
Arriviamo a ridosso della cattedrale e troviamo un parcheggio con almeno un centinaio di camper, una cinquantina di pullman e tante macchine, e gente che mangia vicino alle loro macchine e sui tavoli di marmo del parcheggio e tendine nelle aiuole. Ne approfittiamo per andare a vedere la chiesa, costruita negli anni ’30 per ospitare le funzioni religiose e accogliere i pellegrini che vi giungono.
Non possiamo fare a meno di visitare il complesso e la grande piazza destinata ad accogliere migliaia di pellegrini. Ci sono ancora le funzioni, malgrado la tarda ora (19,30) e molti pellegrini. Alcuni assistono alla messa officiata da numerosi sacerdoti all’aperto, sotto una tettoia addossata ad una parete rocciosa (presumibilmente il luogo in cui i tre fanciulli dissero di aver visto la Madonna), altri, in coda passano davanti alle tombe dei due fanciulli morti ancora bambini e davanti alla tomba della monaca di clausura, deceduta poco tempo fa, altri accendono candele enormi in una sorta di grande lungo camino all’aperto, altri percorrono tutta la piazza e il perimetro della cappella all’aperto in ginocchio (c’è un camminamento apposito in marmo lucido), da soli o accompagnati da parenti.
La chiesa non ha nulla di rimarchevole, se non la maestosità che la rende un po’ squallida.
Ora è tardi, (sono passate le 22,00) incredibilmente nel parcheggio c’è silenzio e in lontananza si sentono canti sacri. Penso ci sia una processione o qualche funzione. Ma sono troppo stanca e vado a letto. Mi pesa tenere questo diario tutte le sere, ma credo sia bello poi, fra qualche anno, rileggerlo e ritrovare i ricordi, le impressioni e le emozioni provate. Le considerazioni su Fatima le scriverò domani. Domattina dovremo partire presto, è domenica e ci sarà l’arrivo in massa di fedeli.
(Le considerazioni le ho scritte poi al termine del viaggio e sono in fondo al diario)
Oggi abbiamo percorso 266 chilometri in camper e fatto tanti e tanti scalini e strade in salita. Questa può paragonarsi tranquillamente ad una vacanza in montagna!

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