sabato

Introduzione: perché questo blog?

Questo blog non è un blog, o più semplicemente, è il diario delle mie vacanze in camper di questa estate in Spagna e Portogallo. E' stato un viaggio inventato all'ultimo momento, ma da tempo atteso, tanto è vero che avevo già tutte le guide e le carte geografiche, ma del 1997! In un primo tempo, quando pareva dovessimo andare in vacanza ad agosto, avevo già programmato un viaggio in Danimarca con rientro da Praga, Berlino e Vienna. Ma poi gli impegni di mio marito hanno fatto slittare le vacanze a settembre e, per non rischiare freddo e brutto tempo, abbiamo optato all'ultimo momento per la Spagna e il Portogallo. Viaggio sicuramente più lungo e più impegnativo per i numerosi luoghi d'arte da visitare. Non avendo molto tempo e per non fare un viaggio troppo faticoso, ho seguito il consiglio di mio fratello e abbiamo visitato solo la parte nord della Spagna e del Portogallo (con Madrid) e dedicheremo un altro viaggio alla parte sud. Ci sono stati molto di aiuto i diari di viaggio di altri camperisti, scaricati da Internet, da un sito che visito spesso. Il viaggio quindi lo inventavamo giorno per giorno, leggendo le guide, guardando le cartine, leggendo i diari scaricati e controllando le strade con il navigatore. Alla fine è stato un bel viaggio, forse un po' veloce, tutto di corsa, da una città all'altra, senza giorni di sosta o di riposo. Dovevamo fermarci alla fine alla spiaggia di Piemancon sulla Camargue, che già avevamo frequentato altre volte, ma per diversi motivi, alla fine ci siamo rimasti solo un giorno.
ATTENZIONE: cliccando sulle fotografie, potete vederle in un formato più grande - oppure cliccando sul testo colorato di blu potete accedere ad altre fotografie.

le nostre due fedeli compagne di viaggio: Akira e Nerina

Mappe del viaggio





Particolare della mappa del Camino de Santiago


Del Camino de Santiago de Compostele abbiamo seguito solo una parte, quella che dal Passo di Roncisvalle arriva fino a Burgos. Un altro pezzo del Camino, lo avevamo già percorso 8 anni fa, passando i Pirenei dal Col du Portalet, poi a Pamplona, Vitoria e Bilbao.
Siamo poi arrivati a Santiago de Compostele a ritroso: dal Capo Finisterre, in Galizia, ultima tappa per i pellegrini che arrivano fino all'Oceano (una volta per raccogliere sulla costa le conchiglie di San Jacques, a testimonianza del pellegrinaggio compiuto, ed ora simbolo stesso del Camino).

28 agosto: verso i Pirenei, attraversando la Francia centrale

Questa mattina, dopo aver caricato sul camper la moto, le gatte e le ultime cose, siamo andati a comperare la bombola nuova e a gonfiare le gomme. Siamo partiti alle 11,30 circa, con un tempo incerto che presto si è volto al brutto, ma con molto caldo, tanto da dover tenere sempre acceso il condizionatore. Ci eravamo promessi di mangiare al fresco al Passo del Monginevro. Ci siamo arrivati alle 16,00 circa, sempre con il brutto tempo. Ci siamo fermati giusto per mangiare la canonica insalata di riso, con il tempo brutto, ma un’alta temperatura, considerata l’altitudine del passo: circa 25 gradi! A Torino avevamo lasciato l’autostrada, poiché ci eravamo proposti di farne il meno possibile (previsione che vedremo presto non sempre preferibile). Siamo scesi per la Valle della Durance, sempre bella e piena di attrazioni turistiche. Abbiamo visto anche il centro di rafting dove quasi 10 anni fa abbiamo fatto anche quella bella esperienza. Siamo passati per Gap e abbiamo percorso la valle dell’Eygues, molto bella, che già avevamo visitato un paio di volte (una volta anche con Giorgio) La strada tortuosa nelle gole del fiume è spettacolare, ma ha rallentato di molto le nostre previsioni di viaggio, tanto che alle 20,30, siamo entrati in un grazioso campeggio municipale al bordo della strada per passarvi la notte a San Morice sur Eygues. Giuseppe è stanco e la sostala campeggio, tranquillo, è proprio necessaria, soprattutto per fare una bella doccia (solo acqua calda) dopo un viaggio sempre con temperature sui 33 gradi. Anche ora che è sera, mentre all’esterno la temperatura scende, all’interno del camper rimane alta e Giuseppe è un po’ insofferente.
Il primo giorno di viaggio abbiamo percorso 460 chilometri di cui in autostrada solo da Milano a Torino.

29 agosto: in viaggio attraverso la Francia verso i Pirenei

Ieri poi, verso le 23, ci siamo coricati con una leggerissima brezza che ci ha permesso di addormentarci. Io ho fatto tutto un sonno, Mentre Giuseppe dice di aver dormito male e poco. Questa notte ha piovuto e anche un po’ questa mattina. Abbiamo pagato il campeggio (9,70) e siamo partiti verso le 9,15 con l’obiettivo di raggiungere il Passo di Roncisvalle per passare una notte al fresco. Ieri mi ero molto spaventata, perché il nuovo inverter da 300 W che ho comperato e che mi ha fatto tribolare per una settimana (a causa dello spinotto 12 w che mancava) non funzionava. Poi ho preso l’inverter che avevo comperato da Media World (150 W) e funziona perfettamente! Ora sono più serena, non so come farei senza il mio PC. Oggi è stata una giornata faticosa. In effetti non siamo arrivati al Passo di Roncisvalle, ma ci siamo fermati in un’area di sosta sull’autostrada prima di Pau, nei Pirenei atlantici, nei Paesi Baschi. Abbiamo voluto evitare al massimo le autostrade, ma, pur potendo godere di meravigliosi paesaggi e della visione di caratteristici paesini, la strada non finiva più! Questa mattina per fare solo una 60tina di chilometri in autostrada abbiamo speso 11 euro! Siamo usciti e abbiamo percorso le strade statali, belle, ma al sud piene di traffico e vicino ai Pirenei tutti tornanti e salite e discese in stradine strette. Siamo passati da Foix, città già vista anni fa per visitare le grotte lì vicino. Alla fine abbiamo ancora preso l’autostrada per fare i circa 180 chilometri che sono necessari per prendere la via per Roncisvalle. Ma ci siamo fermati qui, in un’area di sosta autostradale, bella, ma sempre un’area di sosta! A mezzogiorno abbiamo costeggiato il lago di Sète, quello che abbiamo attraversato in gommone circa 15 anni fa e, ancora una volta, abbiamo ripensato a quel viaggio e a quella quota di incoscienza che abbiamo avuto. Il lago è immenso, non se ne vede la fine e la sponda opposta e mi ricordo lo sgomento quando ci siamo arrivati in gommone e ci siamo domandati: e adesso da che parte andiamo? Ricordo che c’era una barca e ci siamo messi a seguirla, tra alte onde e un vento contrario, con il rischio di insabbiarci o rovesciarci ad ogni momento. Il rischio era reale, poiché oggi abbiamo visto le immense distese di pali che indicano le coltivazioni delle cozze e delle ostriche. Ci siamo fermati ad un negozio e abbiamo comperato 12 ostriche (di quelle migliori) per solo 3,65 euro. Veramente buone. Questa sera Giuseppe accusa alcuni disturbi (intestinali) che imputa alle ostriche, ma io sono sicura che ha preso freddo perché siamo passati improvvisamente dai 33 gradi di ieri, ai 32 di questa mattina fino ai 17 che ci sono ora fuori. Per fortuna la coibentazione del camper che ieri non riusciva a farlo raffreddare, ora mantiene una discreta temperatura: quasi 25 gradi. E’ pur vero che ci siamo fatti una bella mangiata di tagliatelle al ragù e una porzione abbondante di patatine fritte acquistate al grill.Domani con calma passeremo il passo di Roncisvalle e ci immergeremo nella mistica atmosfera del Camino de Santiago de Compostela.Oggi abbiamo percorso 550 chilometri.

30 agosto: il "camino de Santiago" - Passo di Roncisvalle, Estella, Najera, Santo Domingo della Calzada, Burgos

Oggi abbiamo percorso una parte del Camino de Santiago de Compostela.Dopo essere partiti dall’area di sosta, dopo pochi chilometri, abbiamo iniziato la salita dei Pirenei verso il Passo di Roncisvalle. Già dalle prime salite verso il passo, tra una vegetazione lussureggiante, fitta, umida e con una giornata di brutto tempo, abbiamo visto i primi pellegrini, bastone, zaino, scarponi, giacca a vento e l’immancabile conchiglia di Saint Jacques, salire per la montagna, percorrendo però un sentiero ampio e ben segnato che il più delle volte lasciava la strada asfaltata per percorsi più agevoli. Arrivati al passo, in un gelo incredibile, abbiamo visitato brevemente il luogo che presenta una cappella – chiusa – la rituale croce e, dietro alla cappella, su una montagnola d’erba, tantissime croci, alcune solo due rametti legati a croce, altre, più complesse con inciso i nomi dei pellegrini o frasi beneaugurati.
Poco sotto il passo c’è Roncisvalle, il complesso monastico con la massiccia chiesa, la cappella dell’Espìritu Santo (del XII secolo) e la Cruz de los Peregrinos. Vicino, l’Ostello (che ci hanno fatto vedere per pochi minuti, ma non fotografare): uno stanzone immenso in una antica costruzione gotica che sembra una chiesa, piena di letti a castello, con materassi, cuscini, lenzuola pulite e coperte, per 120 posti. Scendendo dal passo verso Logorno, abbiamo incontrato altri numerosi pezzi del sentiero del Camino, tra graziosi paesini e tra le rigogliose montagne.
Ogni tanto c’erano dei punti sosta, con panche, acqua e gabinetti. Certo che anche ora, alla fine di agosto sono ancora numerosissimi i pellegrini, per lo più soli e anziani, ma non mancano le famiglie con bambini o, come ci è capitato, due ragazzi che venivano da Singapore e avevano iniziato il Camino a San Sebastian.
Molti lo percorrono anche in bicicletta, carichi di bagagli, altri in moto, altri, forse anche in camper (ne abbiamo visto uno che esponeva la conchiglia). Al Passo, comunque, abbiamo notato un carrello che si attacca alle autovetture che fa servizio pubblico per il trasporto dei bagagli fino alla tappa successiva. Presumo che ci sia per tutto il percorso. Abbiamo saltato Logorno per visitare Estella, antico centro, di origine romana, sul fiume Ega. Calle de Rùa attraversa la cittadina di impianto medioevale e fa parte del percorso di Santiago.
Ci sono cartelli, conchiglie incise sul selciato, ostelli lungo tutta la via. Non abbiamo potuto visitarne l’interno, perché chiuse (ma quanto è lunga la siesta spagnola?), due belle chiese tra il romanico e il gotico, risalenti al XII secolo: San Miguel Arcangel e San Pedro della Rùa. Le chiese dominano la cittadina dall’alto dei suoi contrafforti rocciosi.
Abbiamo proseguito per il Camino fino a Najera, piccola cittadina sorta intorno al Monasterio de Santa Maria Real. La città sorge addossata ad un contrafforte roccioso di pietra rossa, sagomata dal vento. Il Monastero, ora convento dei cappuccini, con un chiostro riccamente decorato del primo cinquecento, conserva nella bella chiesa il Panteòn real, con diverse tombe dei re di Navarra, Castiglia e Leòn. Molto suggestivo.
La cittadina, bella e di impianto medioevale, è così addossata al contrafforte roccioso, che si entra da una parte e si esce dall’altra, tra stradine strettissime. Dopo aver girato in tondo diverse volte per cercare di tornare da dove eravamo venuti (e ignorando le giuste indicazioni del Tom Tom!) abbiamo chiesto informazioni ai vigili, che, prontamente, ci hanno scortato in macchina fino all’uscita della città.
Altra tappa, Santo Domingo della Calzada, altro piccolo borgo medioevale sorto attorno alla cattedrale romanico gotica dell’XI/XII secolo. Fu fondata da San Domenico (da cui il nome) proprio per accogliere i pellegrini. Anche qui passa il Camino, ci sono le conchiglie sul selciato, ma soprattutto ci sono in giro i pellegrini. Li riconosciamo dai vestiti, dall’andatura e dalle ciabatte e borse della spesa. E’ già quasi sera, hanno già raggiunto uno dei numeroso ostelli della cittadina, si sono liberati del peso degli zaini, delle pesanti scarpe e ora girano per la città, per comperare qualcosa da mangiare e per visitare i luoghi sacri. Basta guardare i loro piedi nudi nei sandali o ciabatte, pieni di calli e vesciche, ancora rossi dalla morsa degli scarponi per riconoscerli! La cattedrale ha un campanile barocco molto bello, staccato dal corpo della chiesa, un portale laterale rinascimentale e un portale principale in un severo gotico nella facciata fortificata.
Anche questa non riusciamo a vederla per gli strani orari. Chiude alle 18,30 e riapre alle 19,30, probabilmente per i pellegrini. Ma noi non possiamo attendere poiché vogliamo arrivare in serata a Burgos.
Ci arriviamo verso le 20,00, nella piazza vicino al centro, area di sosta che ho scaricato dal sito di Turismoitinerante. Anche se Giuseppe non ne voleva sapere di fermarsi in un parcheggio, si è poi ricreduto, vedendo un altro camper e la zona sicuramente tranquilla. Questo ci ha permesso di mangiare e di andare a visitare a piedi il centro della città con i monumenti illuminati. La cosa incredibile è la temperatura: 12 gradi all’esterno! Ci vestiamo ben bene e visitiamo la città. E’ veramente uno splendore e la cattedrale lascia senza fiato. Il centro è tutto pedonalizzato, con belle vie e piazze, ricche di monumenti tutti illuminati. Unico neo, il freddo e il vento che fa fuggire turisti e residenti. I bar ritirano i tavolini esterni e la gente si dirada velocemente e restiamo soli in compagnia di qualche pellegrino....Torniamo infreddoliti e stanchi: la giornata è stata piena e molto faticosa. Per dormire tiro fuori il piumoncino che pensavamo proprio di non usare.
Oggi abbiamo percorso 429 chilometri in camper e non so quanti a piedi!

31 agosto: Burgos, Santillana del Mar

Ci alziamo di buon'ora, accendiamo il riscaldamento (fuori ci sono 10 gradi e dentro quasi 17) e, dopo colazione, ben coperti, usciamo per la visita. E’ una bella giornata e speriamo che il sole porti un po’ di calore. Ma il vento continua e la temperatura percepita è ancora più bassa. Desidererei dei pantaloni di lana, dei guanti e un cappello! Ma andiamo di buon passo e ci scaldiamo. Passiamo in un bel parco sul lungofiume, con statue di re e fontane. Poi entriamo nella città storica dall’Arco di santa Maria, porta principale della città fatta costruire nel 1536 in onore di Carlo V. E’ un arco curioso, dalla forma di una fortezza, con tanto di torrioni e merli, ma dalle raffigurazioni di personaggi storici e statue religiose sembra più un retabolo. Poi entriamo nella cattedrale. Non occorrono parole per descrivere la bellezza e l’eleganza, pur nella ricchezza di particolari. Le numerose cappelle, le statue, le tombe, i retaboli dorati, le scale, il coro, l’elegantissimo chiostro, costituiscono un’insieme armonico ed incredibilmente elegante.
Ci sono ancora molti turisti, anche un gruppo di italiani con la giuda e per un po' li seguiamo. Passiamo all'elegantissimo chiostro a due ordini in stile gotico, con meravigliosi intarsi negli archi e chiuso da vetrate colorate (si capisce anche da questo la temperatura del luogo! Ci facciano poi tentare da alcuni souvenirs ed usciamo per ammirare di giorno la bellezza del complesso. Pur mancando la magica atmosfera della sera e delle guglie e dei portali illuminati, l’insieme è bellissimo, armonioso, non pesante, pur nelle numerose strutture che la compongono. Torniamo a visitare i palazzi, le piazze e le chiese che avevamo visto la sera prima, sempre con un
freddo cane! La città è vivace, pulita, luminosa: in poche parole, molto bella e ricca di storia.
Partiamo alla volta della Cartuja de Miraflores, a pochi chilometri da Burgos, calcolando che possiamo vederla prima di pranzo (sempre per gli orari spagnoli – peggio di quelli romani!). La Certosa, ancora custodita dai frati, fu fondata nel 1441 dal re Giovanni II per essere adibita a pantheon per se e per la moglie
Isabella.
E’ una struttura semplice e severa, a navata unica, ingentilita dal portale e dalla struttura interna gotica. Conserva all’interno due incredibili capolavori di Gil de Siloé: le tombe del re e della moglie e il Retabolo de la Cartuja. Il primo splendido, grandioso sarcofago in marmo scolpito: i due sovrani giacciono come sopra una cattedrale gotica ricca di trafori, guglie e statue, il secondo è una scultura enorme di legno intagliato e dipinto, in cui l’oro predomina. Ci sono le raffigurazioni della vita di Gesù
e del vecchio testamento.
La Certosa è chiusa a metà della sua lunghezza da uno splendido coro di legno intagliato di stile gotico. Mangiamo nel tranquillo parcheggio davanti alla Certosa.
Poi ci avviamo verso Santander. Il paesaggio che troviamo è splendido: saliamo su un altopiano passando lungo una gola scavata dal fiume Ebro, al cui fondo giacciono piccoli paesini. Saliamo fino a 1050 metri per strade con pendenze del 10% e in cima troviamo il lago artificiale dell’Ebro – immenso – dove alcuni surfisti si esibiscono, malgrado il brutto tempo che improvvisamente ci ha colto durante il viaggio. La discesa dall’altopiano poi è incredibile: pendenze del 12% per 7/8 chilometri consecutivi! Abbiamo messo a dura prova il camper, anche se la strada è bella, larga e ben tenuta. Il paesaggio è cambiato: prima (appena fuori Burgos) distese immense quasi desertiche,
poi le gole rocciose, ed ora una rigogliosa vegetazione tra montagna e collina con campi coltivati a vigneto, tabacco, girasoli. Ci avviciniamo al mare e questo influisce.
Ci dirigiamo subito a Santillana del Mar (che non è sul mare!) antica e bellissima cittadina, vicino alle grotte di Altamira. Troviamo un bel parcheggio con un po’ di erba e piante proprio alle porte della cittadina che ci appestiamo subito a visitare. Sembra di essere ritornati indietro con la macchina del tempo di 500 anni! Tutto il complesso è costruito sulla strada della Collegiata, già monastero esistente nell’870. Meta di pellegrinaggi, a poco a poco famiglie nobiliari costruirono lì intorno le loro abitazioni e nacque la cittadina che divenne ben presto capitale della Manca.
Ogni casa ha il suo stemma nobiliare e le vie mantengono l’acciottolato originale e la struttura intatta. Non c’è nulla che non risalga al 500, anno in cui iniziò la sua decadenza. E’ un vero gioiello, non a caso nominato monumento nazionale. Della Collegiata possiamo visitare solo lo splendido chiostro romanico, con ricchi capitelli che illustrano scene della storia di Cristo e del Vecchio Testamento. Nella chiesa c’è un funerale.
Torniamo per cenare e passare la notte al parcheggio per soli 2 euro
Oggi abbiamo percorso 150 chilometri.

1 sett.: Grotta di Altamira, Dune de Liencres, spiaggia di Valdearenas, Santander

Ci siamo alzati al canto del gallo (spagnolo!), e siamo subito partiti per le grotte di Altamira a due chilometri di distanza. Siamo arrivati presto e non c’era quasi nessuno. Le grotte sono chiuse al pubblico ormai di circa 8 anni, a causa del degrado cui andavano incontro per l’alto afflusso di visitatori. Le pitture che risalgono a 15.000 anni fa, si sono conservate così bene per una frana che 13.000 anni fa chiuse la caverna, mantenendo un microclima ideale. Nel 1908, casualmente, durante alcuni lavori, l’esplosione di mina fece scoprire la caverna e successivamente si scoprirono anche i dipinti. Erano così belli, moderni e perfetti, che in un primo momento gli studiosi negarono la veridicità di quella scoperta, ma poi, anche in seguito alla scoperta delle altre numerose caverne della costa, si ricredettero e venne aperta al pubblico nel 1912.
Negli ultimi anni c’era il numero chiuso per i visitatori e occorreva prenotarsi con anni di anticipo (così tra l’altro dice la nostra guida che è vecchia di 10 anni!). Ora c’è un museo, moderno, interattivo, che spiega con moderne tecnologie la vita degli uomini che abitavano quella caverna 15.000 anni fa. Hanno anche ricostruito la caverna con i suoi dipinti. Certo, si sa che non sono gli originali, ma si resta comunque affascinati dalla bellezza e l’eleganza delle linee, dai colori e dalle forme dei dipinti. Sono soprattutto bisonti, gazzelle cervi e cavalli. Ci sono anche delle impronte di mani umane. Attraverso numerosi video, vediamo sia la realizzazione che l’utilizzo dei diversi arnesi ed utensili esposti. Molti sono decorati con figure di animali incisi. Ci passiamo tutta la mattinata, poi ci avviamo verso il mare percorrendo alcuni chilometri a ritroso per raggiungere il Parco naturale delle Dune de Liencres e la spiaggia di Valdearenas. Vi giungiamo attraverso una fitta pineta su dune fossili. Non smettono mai di stupire queste bellissime spiagge sull’oceano, che si raggiungono da scarpate che scendono da verdi altipiani e che con la bassa marea sembrano infinite. Il colore dorato della sabbia bagnata brilla sotto il sole caldo, anche se un forte vento, gioia dei surfisti, disturba un po’.
Passeggiamo lungo la spiaggia per arrivare alla foce del fiume, tra rocce, laghetti e pozze d’acqua, lasciate dalla bassa marea, dove giocano i bambini a mo’ di piscina. Il sole è caldo, e anche l’acqua non è poi tanto fredda. Il mare è poco mosso, anzi, per essere l’oceano, è calmo. I pochi bagnanti sono tutti distesi al sole vicino alla scarpata di roccia, sia per ripararsi dal vento, sia perché solo lì trovano la sabbia asciutta.
Proseguiamo verso Santander lungo la strada costiera che ci offre altri splendidi e suggestivi panorami.
Attraversiamo Santander, bella ed elegante città moderna con spiagge dorate, in un golfo con isole, penisole, faraglioni. Passiamo per il lungomare dove si affacciano le caratteristiche costruzioni di questa parte della Spagna. Si susseguono palazzi con caratteristici balconi tutti rivestiti da vetrate con stipiti dipinti di bianco (segno evidente del vento che qui è una costante!). Raggiungiamo il campeggio di Cabo Mayor, proprio sotto il faro all’estremità della penisola che chiude il golfo frastagliato e pieno di isolette della città.
Facciamo due passi fino al faro e lungo la costa rocciosa e severa, ma che sa riservare alcune splendide spiaggette in piccole e profonde insenature.
In una penisola rocciosa di fronte a noi, a picco sul mare, un campo da golf e in lontananza la
città, con le sue insenature, spiagge e isole.Dopo un bagno nella piscina del campeggio, finalmente una doccia calda, un po’ di pulizie ed il bucato. Ora il tempo è bello, anche se la sera si è rinfrescata (17 gradi all’esterno).
Domani partiamo e seguiremo la costa in direzione di A Coruna. Non sappiamo ancora dove dormiremo, anche se oggi abbiamo fatto un po’ il punto della situazione e studiato un po’ il percorso. Certo non possiamo bighellonare per spiagge e stradine, il tempo vola e i chilometri sono ancora tanti.
Oggi abbiamo percorso 69 chilometri in camper e anche un po’ a piedi.

2 sett.: la Costa Verde, Cueva del Pindal, El Conventin

Questa mattina non ci ha svegliato il gallo ma Massimo alle 8,22 per sapere come chiudere il gas a Volano. Alle 9,45 siamo partiti per seguire la costa e fare qualche visita o capatina per vedere i panorami. Ci siamo subito un po’ smontati per la brutta giornata che, se non fosse per la temperatura mite, sembrerebbe una giornata di novembre. Viaggiamo lungo la Autopista Cantabrica, nuovissima, ma che non ci permette di vedere i paesini e i meravigliosi scorci verso il mare.
Ma ci passa anche la voglia, sempre per il brutto tempo. Così la famosa Costa Verde ci scorre parallela al di là di conformazioni montuose su una strada sempre a sali-scendi. Ogni tanto, quando qualche fiume cerca lo spazio per raggiungere il mare si hanno bellissimi paesaggi quasi lagunari, ma tra una vegetazione rigogliosa e tra contrafforti rocciosi, dove, lontano, si intravede il mare. Proprio dove i fiumi raggiungono faticosamente il mare, si formano lunghe e larghe spiagge dorate che con la bassa marea rimangono bagnate per decine e decine di metri.
Decidiamo di visitare un’altra grotta con pitture preistoriche, questa volta proprio una grotta vera. La troviamo lungo la strada, tra l’autopista e il mare, ma occorre salire prima in cima alla montagna che ci separa dalla costa e poi scendere fino al livello del mare ove è ubicata la grotta
Cueva del Pindal. Ce ne sono molte in questa zona, certamente meno spettacolari di quelle di Altamira, ma comunque la visita è stata interessante. La grotta si estende per alcune centinaia di metri in piano, pochi metri sopra il livello dell’oceano ed è stata scavata da un fiume, ora in secca, ma qualche volta d’inverno ancora ci scorre l’acqua. Proprio nella zona più buia, a circa 300 metri dall’ingresso, ci sono le pitture sui muri. E’ la stessa tecnica di quelle di Altamira, anche se risalgono a qualche millennio prima. Sono infatti datate verso 20 /23 mila anni a.C. Sono rappresentati un po’ sbiaditi dall’umidità, una cerva, un cavallo, due bisonti, dei segni astratti e anche un mammut. Uno dei due che compaiono nelle grotte lungo la costa Cantabrica. Anche in questa grotta c’è il numero chiuso, non più di 150 persone al giorno e gruppi distanziati di un’ora di non più di 20 persone. Ma ora siamo fuori stagione e siamo solo in 5 persone. All’uscita della visita guidata (questa volta abbiamo azzeccato al minuto l’orario), ci siamo inerpicati per la costa tra eucalipti e felci (un’umidità pazzesca!) per raggiungere i resti di un monastero. Nulla di particolare, se non il luogo quasi inaccessibile. Approfittiamo del parcheggio un po’ rustico delle grotte per pranzare. Nel frattempo iniziano ad arrivare anche i turisti Spagnoli, (è domenica) con i soliti loro orari!
La guida consiglia a Villaviciosa la gita lungo il fiordo fino a Tazones, piccolo paesino di pescatori in fondo al fiordo. Percorriamo la strada che costeggia il fiume, con le aree lagunari in secca (ci deve essere la bassa marea e il fiume è scavato e segnato per poterlo percorrere con le barche e i pescherecci). Vediamo alcuni porticcioli con le barche coricate su un fianco, in attesa dell’alta marea, e altri porticcioli, scavati e ricavati in anse con moli in muratura che ne trattengono le acque. Arriviamo al paesino di Tazones, ma non riusciamo nemmeno a scendere dal camper. E’ domenica e l’unico parcheggio all’inizio del paese (deve essere davvero minuscolo tra contrafforti rocciosi altissimi!) è completamente pieno. Lungo la strada di ritorno cerchiamo qualche area per parcheggiare, ma si
mette a piovere, quindi decidiamo di tornare. Ci attende la visita a 7 Km all’interno, di una chiesa preromanica El Conventin dell’alto medioevo (IIX/X sec.) a tre navate, con tetto a capanna. La strada è bella, come tutte le strade qui in Spagna, ma sempre un su e giù.
Sempre per la lunga siesta spagnola, sbagliamo gli orari e non vogliamo attendere per più di un’ora l’apertura della chiesa. Ci accontentiamo di visitare il vicino monastero e di fotografarla dall’esterno. Peccato, in un solo giorno due mete andate in fumo e in chilometri e tempo perso!
Proseguiamo per la nuovissima autostrada che si interrompe ogni tanto per brevissimi tratti. Poi
lasciamo l’autostrada che porte alla A Coruna per seguire le coste frastagliate della Galizia che sicuramente doneranno (domani speriamo in un tempo migliore) spettacoli mozzafiato, così come descritto nelle guide e nei diari di viaggio di altri camperisti che hanno fatto la stessa strada. Proprio seguendo uno di questi diari, seguiamo l’indicazione di un luogo per pernottare: il porto di un piccolo paesino alla fine di un fiordo: Porto De Pesquiero. Giuseppe è un po’ preoccupato perché non si fida troppo e vorrebbe andare in un campeggio che abbiamo passato una trentina di chilometri prima. Ma la scelta si rivela positiva: alla fine di una ripida stradina arriviamo a un porticciolo con poche case, alcune barche e vediamo su un molo parcheggiato un altro camper di tedeschi. Ci mettiamo lungo il molo davanti a loro, in un posto veramente pittoresco e tranquillo.
Unico rumore lo sciabordio del mare sotto le finestre. Vado all’unico bar-ristorantino del paesino e ordino calamari fritti e polipo con contorno di peperoni verdi. Ottimo, ci voleva proprio dopo una settimana di prosciutto, mozzarella, uova sode e insalata di riso! Si sono accese le luci rosse e verdi dell’imboccatura del porticciolo e ho fatto qualche foto e qualche ripresa. Credo che qui dormiremo proprio tranquilli, cullati dal rumore del mare.
Oggi abbiamo percorso 438 chilometri in camper e abbiamo fatto una bella camminata nel bosco di eucalipti per raggiungere i resti del Monastero
.

3 sett.: Punta Extacta de Bares, A Coruna, Muxia e Cabo Fisterre

Questa mattina ci siamo svegliati non al canto del gallo, ma con lo stridire dei gabbiani e dei rumori dei pescatori che si apprestavano ad uscire per la pesca. Per fortuna erano già le 7,30, anche se fuori era ancora buio. Si sente molto il cambio di meridiano, alla mattina c’è luce tardi e ci si inganna pensando di svegliarci presto con la luce, lasciando le tendine aperte, mentre la sera non ci si accorge che è tardi perché il sole tramonta tardissimo.
Siamo partiti dal bel porticciolo ancora con il tempo brutto, ma, lontano, verso il mare in fondo al fiordo, un bagliore rossastro ci dava qualche speranza. Ci siamo diretti verso la punta più a nord della Spagna, proprio alla punta del fiordo, alla punta de Estacta de Bares, a circa 10 chilometri dal porticciolo.
Abbiamo percorso una strada solitaria (era ancora presto per gli spagnoli), ma appena arrivati al parcheggio vicino al faro sono arrivati subito due camper, prima un camper tedesco e poi uno spagnolo. E pensare che già eravamo permeati da uno spirito di avventura! Bello spettacolo, con un oceano molto mosso e molto ventoso. Il tempo sembra migliorare e si vedono chiazze di azzurro che ci fanno ben sperare, proprio oggi, giornata dedicata alla natura e alle spiagge e coste della Galizia.
Seguiamo la “strada costiera” si fa per dire, perché è all’interno, tra le montagne e boschi di abeti ed eucalipti e per andare al mare occorre trovare qualche strada che le superi per raggiungere dei paesini costieri. Troviamo comunque diversi luoghi vicino al mare, molto spettacolari, dove i fiumi, numerosi qui in Galizia, cercano il loro sfogo verso il mare. E allora si formano fiordi, lagune, distese di sabbia melmosa con la bassa marea, e, lontano il mare con le scogliere, isole, cittadine. Bello!
Peccato che le riprese video erano molto difficili perché la strada era sempre costeggiata da una vegetazione folta, anche verso il mare e le belle viste scorrevano sotto i nostri occhi tra un albero e l’altro. Oppure improvvisamente si aprivano degli scorci splendidi, ma appena presa la telecamera, ecco di nuovo la vegetazione a nascondere lo spettacolo. E neanche parlarne di fermarsi: le strade sono strettissime e senza alcuna piazzola!
Qui in Galizia abbiamo visto, vicino alle case numerosissime strane piccole costruzioni in legno o pietra, su palafitte a fungo (ce ne sono anche in Val d’Aosta) che poi abbiamo scoperto essere granai. Sono praticamente il simbolo della Galizia, dopo la conchiglia di Saint Jacques.
Siamo arrivati così, tra belle strade ben tenute, ma sempre un sali e scendi, alla capitale della Galizia: A Coruna. Con il navigatore abbiamo potuto percorrere senza intoppi tutto il bellissimo lungomare est, fiancheggiato da bei palazzi ricoperti dalle caratteristiche verande bianche, fino alla Torre di Ercole, fatta costruire da Traiano, alta 140 metri.
Abbiamo trovato parcheggio proprio sotto la torre senza difficoltà e siamo saliti fino in cima. La torre si trova alla punta estrema di una
penisola dove si sviluppa la città e la vista sulla costa, sulla città e sull’oceano è davvero splendida, come splendida è diventata la giornata. Dall’alto, oltre che una bellissima Rosa dei venti (che indica a ovest la Costa della morte!), vediamo che proprio sotto il parcheggio si apre una stretta insenatura che finisce con un spiaggetta dorata, frequentata da alcuni bagnanti e da alcuni bambini.
Voglio scenderci e calpestare la soffice sabbia. Ci spostiamo di poco e, su un altro parcheggio di fronte all’oceano e vicino all’acquario, pranziamo: sono le 14,30 e Giuseppe non vorrebbe nemmeno mangiare per continuare il viaggio!
Torniamo seguendo il lungomare ovest che è dotato di una
splendida lunga spiaggia dorata, poco frequentata, malgrado la temperatura mite e la giornata splendida. Troviamo invece un inaspettato traffico tra strade in salita e contraddittorie indicazioni del navigatore. Alla fine arriviamo a Carnon, prima delle spiagge della “Costa della morte” così chiamata per i numerosi naufragi contro la sua frastagliata costa battuta da un vento incredibile. Malgrado le mie sollecitazioni di fare gasolio in città, Giuseppe dice di essere a corto di gasolio proprio all’inizio di una strada che toccherà paesini minuscoli, sicuramente privi di distributori. Dobbiamo fare una variante verso l’interno per circa 9 chilometri e così tagliamo un pezzo di costa. La riprendiamo, ma Giuseppe è agitato, la strada (ora meno bella) è tutta un saliscendi con pendenze molto forti, e teme di mettere troppo sotto sforzo il camper. Vediamo lungo la strada qualche paesino con piccoli porticcioli ed infine arriviamo ad un capo: Muxia.
E’ famoso per un santuario fatto erigere in onore della Vergine della Barca, proprio sulle rocce a picco sull’oceano. Sul capo non si riesce quasi a stare in piedi per il fortissimo vento!
Arriviamo che ci sono i festeggiamenti per il 50° anniversario del riconoscimento della Santa Vergine della Barca. La chiesa, parata a festa, ed è gremita di gente, ci sono le funzioni religiose e noi entriamo in un angolino in fondo: quel tanto che basta per vedere la chiesa e tutte le barche appese al soffitto e sui muri.
Poi vediamo che alcuni spagnoli fanno uno strano gioco: passano gattoni sotto una roccia cava, escono dall’altra parte e rifanno il giro. Ci spiegano che occorre farlo per 9 volte perché la Madonna ti faccia la grazia di farti andar via il mal di schiena. Sto al gioco e faccio anch’io un giro (non si sa mai!) ma all’uscita dall’incavo del sasso ho più male di prima! Il vento su quelle rocce arrotondate dalla forza dell’oceano, è incredibile, quasi ti fa cadere. Più in su c’è una stele di pietra a ricordo del disastro ambientale del 2003 provocato dall’affondamento di una petroliera.
Puntiamo su Capo Finisterre su una strada un po’ meno saliscendi. Ci arriviamo che purtroppo il museo fotografico sta chiudendo, sono già le 20, ma il sole è ancora alto all’orizzonte.
Pensavo di vedere da qui il tramonto del sole in mare, e di poter trovare un posto tranquillo per passare la notte, ma è tardi e lì non c’è posto per parcheggiare il camper (a parte il forte vento che disturberebbe non poco il riposo!).
Ci fermiamo per alcuni minuti ad ammirare il bel panorama e l’immensità dell’Oceano, con un peschereccio che torna lentamente al porto, dopo una giornata di lavoro.
Nel salire al faro dal paese di Corcubion, avevamo visto numerose persone che ci andavano a piedi (in salita e per 7/8 chilometri). Poi abbiamo realizzato che sono quei pellegrini – si riconoscono tra mille – che terminano qui il loro pellegrinaggio, dopo aver lasciato all’ultimo ostello i loro sacchi e i loro scarponi. In cima infatti troneggia la croce del pellegrino che è presente per tutto il Camino e c’è un paracarro con la conchiglia e l’indicazione del chilometro 0,00.
Ritorniamo, dopo aver acquistato alcuni souvenirs, e, dopo una decina di chilometri, siamo ancora a Corcubion e decidiamo di fermarci per la notte sul molo del porto, dove poco dopo ci raggiunge un camper con una coppia di tedeschi. Si affiancano a noi e ci riparano un po’ dal vento. Li abbiamo anche aiutati con un bancale a sistemare qualcosa sul loro tetto che si muoveva con il fortissimo vento. Sembrava di essere sotto zero, ma invece c’erano all’esterno 18 gradi e dentro il camper 24.
Oggi abbiamo percorso 416 chilometri in camper e quasi nulla a piedi.

4 sett.: Santiago de Compostela, Illa de Arusa

Questa mattina ci siamo svegliati appena sorto il sole dietro le montagne del fiordo, ma era già tardi per via della diversità del meridiano. Erano passate le 8,30! Pazienza, siamo in vacanza. Questa notte il vento forte a raffiche ogni tanto faceva ballare il camper. E’ ormai una costante, da quando siamo entrati in Spagna. Non ricordo un giorno o un luogo senza vento. Mi domando spesso come fanno questi spagnoli del nord a convivere con questo vento. Non a caso su ogni altura vicino al mare, ma anche all’interno, ci sono migliaia di pale eoliche che, anche se un po’ disturbano il paesaggio, sono sicuramente una gran risorsa!
Partiamo insieme ai tedeschi, dopo esserci salutati e constatato che facciamo lo stesso percorso. Peccato non avere una lingua in comune, avremmo potuto fare un po’ di strada insieme. Anche loro lo scorso anno in settembre erano in Sicilia! Strane combinazioni. Costeggiamo la costa della penisola di Muros fino a Noia, con bellissimi paesaggi, molto più simili a quelli mediterranei. Poi lasciamo la costa e puntiamo verso l’interno, direttamente su Santiago e sulla strada troviamo un camper service nel parcheggio di un Carrefuor. Bene, ci permette di stare in giro senza cercare campeggi per altri 3 o 4 giorni. Entriamo in Santiago con strade in salita e con un notevole traffico: non è bello con il camper fermarci in coda ai semafori in salita! Grazie al navigatore troviamo un comodo parcheggio in una strada poco frequentata, ma vicino al centro storico. Un veloce pasto a base di pane, pomodori e salamino e poi via. Sono le 14,00 e sappiamo che troveremo quasi tutto chiuso fino alle 16, ma intanto giriamo per la città.
L’ingresso alla piazza della cattedrale è spettacolare, i palazzi che la circondano sono tutti degni della grandiosità della cattedrale.
L’immensa piazza è occupata da gruppi di pellegrini, alcuni sdraiati appoggiati agli zaini, altri seduti per terra a rimirare la cattedrale, altri vicino alle loro bici, con ancora il casco in testa, altri, solitari, appoggiati alle colonne del palazzo di fronte, intenti a pregare verso la chiesa, altri ancora, con gli occhi sgranati, quasi increduli: sono finalmente arrivati!
Non c’è ressa o schiamazzi. Non ci sono venditori ambulanti se non una donnina all’ingresso che vende bracciali e ciondoli in argentotenendoli tra le mani (mantiene una vecchia tradizione del luogo), non ci sono mendicanti se non una sola donna davanti alla porta interna di ingresso alla cattedrale. C’è compostezza, certo dentro la chiesa si mescolano i mistici e i turisti, ma non si disturbano a vicenda. C’è la rituale coda di alcuni minuti (ho letto di ore!) per abbracciare da dietro la statua di San Giacomo sull’altare. Tutto è visitabile, salvo il chiostro ed il museo che sono a pagamento e aprono alle 16,00. Giriamo per la città con prospettive diverse della cattedrale che nel retro presenta belle piazze, altri palazzi monumentali e vie medioevali ben conservate. Anche qui le basse case medioevali nelle strette vie mantengono la costante architettonica dei bowindows chiusi da vetrate che già abbiamo visto.
Certamente ad agosto deve essere invivibile, ma ora è tutto ordinato e pulito e anche i piccoli, rari negozi di souvenir rimangono discreti e non disturbano la sensibilità dei pellegrini che continuano ad arrivare dalla Porta do Camino. Per mano, in gruppi, da soli, con lo sguardo lontano e sognante, stanno vivendo il momento tanto agognato in ognuno dei lunghi giorni di sofferenza e di fatica.
Ma come ho letto, molti poi riconosceranno che non è la meta, quello che conta, ma “fare il Camino”. Farlo insieme a tanti altri, di diverse nazioni, ma soprattutto di diverse estrazioni, che forse mai si confideranno, ma con i quali divideranno lo stesso tetto nelle cuccette dei dormitori, la stessa mensa, le stesse pause, gli stessi momenti di preghiera e di visita, così come i momenti (pochi) di svago e di relax. E’ una città piena di storia, nulla a che vedere con Lourdes e altri luoghi di culto in cui il sacro si mescola al profano in un brutto mercimonio.
Decidiamo che abbiamo visto abbastanza e, anche se manca poco alle 16,00, torniamo al camper per riprendere la strada senza visitare il chiostro. Passeremo per Padron, dove inizia l’altro fiordo, il fiordo di Arousa, poi a Vilanova ed infine passeremo la notte in un posto che ho letto, tranquillo e bello su un’isola al centro del fiordo. Arriviamo in poco più di un’ora, attraversando un lungo ponte sul mare, all’Illa de Arousa.
Appena sistemato il camper in una bellissima pineta in riva al mare (3 euro), prendiamo la borsa del mare e siamo già in acqua nella bella spiaggia di fronte. L’acqua è fredda, ma molto invitante, peccato che sia quasi il tramonto e che i pini proiettino già la loro lunga ombra sulla spiaggia dorata. Ceniamo soli (c’è solo un altro camper di spagnoli ad una 50ina di metri da noi) alla luce del tramonto tra i pini.Poi prendo videocamera e macchina fotografica e mi dirigo verso la fine dell’isola per vedere il tramonto dall’altra parte.
Arrivo in un punto in cui l’isola si fa strettissima, poco più di un centinaio di metri, con il mare a destra e a sinistra, ma poi si riallarga in un’ampia zona protetta a parco naturale. Percorro un po’ il sentiero che costeggia l’altra parte dell’isola e vedo il sole tramontare dietro le alture della costa del fiordo di fronte. Sembra che tutta la pineta prenda fuoco: i colori sono meravigliosi, le spiaggette bianche rilucono ancora e il mare diventa uno specchio brillante, rotto dalle varie calette che si susseguono. Torno al camper che è buio, e devo, come tutte le sere, scaricare le fotografie, segnare le spese, ricaricare le batterie, cambiare il disco della videocamera, fare il diario.
Ogni sera non finisco prima della mezzanotte. Ma è necessario, sono talmente tante le cose che vediamo che il rischio è di non ricordarsi poi nulla e di fare un minestrone di tutti i ricordi. Poi l’età di sicuro non aiuta. Faccio anche fatica ogni sera a ricordarmi tutto ciò che abbiamo visitato e veduto, tanto che scrivo il diario con vicino la cartina e la guida turistica! Anche questa sera sono le 11,30 e chiudo il diario, ma devo ancora registrare le spese.
Oggi abbiamo percorso 167 chilometri in camper, un bel po’ di strada a piedi a Santiago e io una bella passeggiata fotografica sull’isola.

5 sett.: San Vicente del Mar, Tui, Braga

Questa mattina ci siamo svegliati al sorgere del sole, ma erano già le 8,30 passate. Il tempo è splendido, ma ancora ventoso. La Nerina esce per il suo giro mattutino di perlustrazione e Giuseppe nel cercarla guarda sotto il camper e scopre che c’è un gruppo di fili e degli aggeggi che vengono dal motore che penzolano fin quasi a terra. Intuisce che sia la pompa del Webasto e il collegamento con il serbatoio del gasolio e cerca di riattaccarla con dei tiranti poiché il sostegno di gomma si è tranciato. Speriamo bene. Riprendiamo il percorso lungo la costa e seguiamo il fiordo Rio de Arousa. La costa è molto bella e per tutto il percorso fino a Pontedera è un susseguirsi di belle spiagge, insenature sabbiose, isolette al largo, rocce arrotondate lungo le coste, bei parcheggi, docce e servizi sulle spiagge: veramente una costa invidiabile. Ci sono anche bagnanti, forse anche perché è calato il vento, o forse questa costa ne è risparmiata. E’ anche un susseguirsi di paesini di pescatori, come O Grove, dove al mercato coperto del pesce ho comperato 4 merluzzini per questa sera. Le bancarelle esponevano granchi di tutti i tipi e di tutte le grandezze, aragoste e conchiglie di decine di tipi diversi. Seguono insediamenti turistici molto ben curati e ricchi, con tanto di porticciolo turistico, come San Vicente del Mar. Arriviamo a Pontevedra, dove ci sono da vedere le rovine di una chiesa gotica. Abbiamo grosse difficoltà a parcheggiare, sono le 13,30 e sembra l’ora di punta a Milano in Piazza san Babila! Parcheggiamo un po’ imprudentemente in un’area di carico e scarico di un supermercato e andiamo a fare un giro veloce della città. Le rovine di Santo Domingo sono davvero suggestive e la città è bella: con un bel centro medioevale tutto pedonabile e pulito. Torniamo veloci al camper un po’ per paura della multa, un po’ per la fame. Ci fermiamo a mangiare in uno dei pochissimi autogrill dell’autostrada: polipo e cozze. L’autostrada ci porta fino a Vigo che vorremmo visitare, ma forse il navigatore si è sbagliato e ci fa fare un lungo giro intorno alla città che, vista dalle colline circostanti ci pare immensa. Siamo ancora in autostrada e diamo al Tom Tom subito la direzione per Tui, città spagnola al confine con il Portogallo. Qui arriviamo verso le 16, ora della siesta e non troviamo difficoltà a girare e a parcheggiare. Ne valeva la pena: la Cattedrale, su un promontorio sul fiume Rio Minho (che fa da confine con il Portogallo) è romanica, con uno splendido portale gotico. Nel tempo la cattedrale venne fortificata e sembra quasi un castello con le torri merlate e i camminamenti tra i merli. Facciamo gasolio, perchè sembra che in Spagna costi meno che in Portogallo e riprendiamo l’autostrada per Braga. Anche se al casello di uscita una graziosa signorina ci saluta in italiano con un cordiale: “benvenuti in Portogallo”, ciò non toglie che il pedaggio, in rapporto al tragitto, è salato: 9,95 euro!. A Braga giriamo un po’ in tondo per cercare un parcheggio, ma che traffico in queste città tutte in salita, con strade strettissime e i portoghesi che hanno un modo di guidare e di parcheggiare che mi ricordano molto le incazzature dello scorso anno in Sicilia! Bene, parcheggiamo quasi in curva e in divieto, ma non si può fare altro. Giriamo per la città e raggiungiamo velocemente il centro, dove visitiamo la cattedrale romanica, rimaneggiata e fortificata. Incominciamo a vedere quello che sarà la caratteristica del Portogallo: le case ricoperte di piastrelle di maiolica e gli azulejos nelle chiese e nei palazzi storici. Una bella fontana con zampilli sempre diversi rallegra e rinfresca una piazza. C’è proprio molto caldo: quasi 40 gradi. Nel viaggio in autostrada abbiamo acceso il condizionatore, e pensare che a Burgos abbiamo acceso il riscaldamento e pensavo che l’estate fosse finita! Al rientro entriamo in una chiesa barocca con le pareti ricoperte di azulejos: splendida perché le maioliche azzurre, pur nella complessità delle immagini riprodotte non appesantiscono, anzi illuminano gli interni delle chiese e danno loro una grazia inconsueta creando un piacevole contrasto con gli altari barocchi dorati tipici portoghesi (talha dorata). Abbiamo guadagnato un’ora per il fuso o per la mancanza di ora legale (ora anche il mio orologio biologico si rimetterà in sesto!) e decidiamo di andare a vedere la chiesa del Bom Jesus, a soli 7 chilometri dalla città. La strada é ben segnalata e pensiamo anche di pernottare, se il luogo è adatto. Arriviamo nel parcheggio che stanno andando via le macchine, è tardi, ma ancora chiaro e andiamo lo stesso alla cremagliera. Abbiamo visto dalla guida che la chiesa è a 400 metri di altitudine e che c’è una scenografica, lunghissima scala da percorrere! Però occorre aspettare 20 minuti e ci dicono che la chiesa è già chiusa, allora optiamo per l’indomani, anche se abbiamo già acquistato i biglietti. Poi arrivati all’inizio della scala (ancora non si vede la chiesa nè la scenografica scala, ma ci sono lunghe rampe traverse con le cappelle della Via Crucis) iniziamo a salire, così, quasi per inerzia (ormai ci abbiamo fatto l’abitudine!). Quando poi vediamo le doppie scalinate ornate di statue e fontane con in alto la chiesa, nulla ci trattene, nemmeno la caldissima giornata, nemmeno la stanchezza, nemmeno il sudore che ci cola per la schiena e saliamo. E’ bellissimo, soprattutto il panorama che si ammira da lassù e i giardini all’italiana che la circondano. E’ quasi il tramonto, c’è ancora gente, anche qualcuno che, con le scarpette da ginnastica, sale le scale di corsa. Poiché tutta la bellezza della chiesa sta nella scenografica scalinata, nella sua facciata che troneggia sulla collina, e nella vista eccezionale sulla città, decidiamo che la visita all’indomani sia superflua. Anzi, ci godiamo un tramonto indimenticabile sulla città di Braga e sulle colline circostanti. Quando siamo arrivati in cima a piedi, la vettura della cremagliera ci aveva preceduto, ma ora, con i biglietti in tasca, scendere a piedi, proprio non ce la siamo sentiti. Il conducente ci fa salire e, in un batter d’occhio, siamo al parcheggio. Vediamo che c’è un altro camper di francesi e Giuseppe si tranquillizza e decidiamo di rimanere. D’altra parte siamo proprio stanchi! Ci sono anche alcune macchine appena arrivate con coppie o famigliole, che approfittano del parcheggio alberato e con i tavolini, per cenare al fresco. Però temiamo anche un via vai di coppiette…. Ci facciamo una ristoratrice doccia fresca e ceniamo con i 4 merluzzetti comperati al mercato per 1,70 euro. Non finisco nemmeno di registrare le spese e ce ne andiamo a dormire. Anche se domani dovrebbe essere una giornata leggera. Oggi abbiamo percorso 239 chilometri in camper e un po’ a piedi e almeno 500 gradini!